Il Tirreno

Prato

Il segretario comunale Lassi: «Ventidue sono già sufficienti. E poi servono iniziative per l’intera città»

La Confesercenti ha detto di no

A sinistra la sede Confesercenti, sopra folla nelle vie del centro
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A sinistra la sede Confesercenti, sopra folla nelle vie del centro

Respinta l'ipotesi di tenere aperti i negozi tutte le domeniche dell'anno

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PRATO. Ventidue domeniche di apertura sono sufficienti. Gli iscritti della Confesercenti, riuniti ieri pomeriggio in assemblea, hanno posto una pietra tombale sull'ipotesi delle aperture tutte le domeniche dell'anno. Una deroga al regolamento regionale del commercio, concessa per i centri storici dei comuni dell'Area vasta (Firenze, Prato e Pistoia).  Una possibilità che l'assessore alle Attività produttive Roberto Caverni aveva caldeggiato anche nei giorni scorsi. E di questo se ne era parlato durante l'assemblea che l'Unione commercianti aveva organizzato nella Circoscrizione centro. In quell'occasione i commercianti si erano però espressi favorevolmente solo per l'apertura di una seconda domenica, la terza del mese.  All'assemblea di ieri della Confesercenti, alla quale hanno partecipato circa 35 iscritti, è prevalsa quindi la linea del "niente salti nel buio". «Quando la mattina si tira su la saracinesca - spiega Mauro Lassi, segretario comunale della Confesercenti - si hanno chiari soltanto i costi, non certo i ricavi. In questo progetto di tenere aperte tutte le domeniche dell'anno non vediamo una contropartita economica. Mancano inoltre iniziative ed eventi che invoglino davvero la gente a tornare nel centro storico. Il fatto che si tratti poi di una facoltà riservata solo ai negozi del centro storico mi sembra sia controproducente: si rischia di avere un centro a macchia di leopardo: tre negozi aperti, due chiusi, uno aperto e quattro chiusi. Magari uno è uscito di casa per acquistare una cintura e proprio il negozio che cercava lo trova chiuso. Nei centri commerciali invece tutti gli esercizi sono aperti. Per questo sarebbe utile avere una posizione unitaria della categoria su questo aspetto».  C'è poi un'altra questione che sta a cuore alla Confesercenti: la disparità di trattamento. «Non si può pensare di avanzare proposte solo per il centro storico - chiarisce Lassi - perché anche fuori dalle mura i commercianti hanno bisogno di lavorare. Occorre quindi tirar fuori progetti in grado di venire incontro alle esigenze di tutti i commercianti, cercando di coinvolgerli maggiormente nella elaborazione di idee».

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