Il Tirreno

Prato

L’accusa di due giovani laureati per il bando di Officina Giovani per i bike sharing

«Il progetto realizzato è simile al nostro che hanno bocciato»

Pasquale Petrella
La postazione di bike sharing alla stazione del Serraglio
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La postazione di bike sharing alla stazione del Serraglio

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 PRATO. «Anatomic Factory ha vinto il bando di concorso di Officina Giovani per promuovere il servizio di bike sharing proponendo a grandi linee la stessa idea che noi avevamo esposto un mese prima alla commissione del Comune e che questa ci aveva bocciato». Sono più o meno queste le dichiarazioni che i due ventisettenni, Francesco Baldi, architetto, e Tommaso Nocentini, laureato in design, fanno per esprimere il loro rammarico per una situazione che ritengono non trasparente e fortemente penalizzante nei loro confronti.  «I progetti sono stati valutati dai nostri tecnici. Sono due progetti diversi e abbiamo scelto quello che è stato ritenuto fattibile e più efficace per il raggiungimento dell'obiettivo prefisso», risponde la presidente della commissione che ha esaminato i lavori, Rosanna Lotti. Cascano letteralmente dalle nuvole invece alla Anatomic Factory di Firenze che ha vinto il bando. «Non abbiamo assolutamente mai visto gli altri elaborati e se hanno qualcosa in comune è puramente casuale», dice Erica De Candido che con Marco Popolo e Lucrezia Dirindindin, ha firmato il progetto vincente.  Ma andiamo per ordine. Il 23 novembre dell'anno scorso il comune di Prato emette un bando di concorso riservato a giovani fra i 18 ed i 35 anni, sul tema Nuovi segnali@bicincittà con l'obiettivo di «elaborare e realizzare un progetto relativo ad interventi artistici sulle 5 postazioni di bike sharing - bicincittà, volti alla creazione di nuovi segnali, ossia di una nuova segnaletica per rendere visibile il percorso e le postazioni delle biciclette bicincittà...» In palio c'è un premio di tremila euro. Francesco Baldi e Tommaso Nocentini decidono di parteciparvi e il 30 gennaio scorso presentano il loro progetto dal titolo «Segui il colore». Come loro fanno altri tre soggetti. L'idea di Baldi e Nocentini è che sulle biciclette venga montato una piccola dinamo con all'interno acqua e gesso di vari colori che, non appena la bici si mette in movimento, entrano in circolo e vanno a bagnare la ruota che girando lascia una traccia colorata. Ovviamente la maggiore «sovrapposizione dei colori diventa indice di utilizzo del percorso e della maggiore vicinanza con il punto di bike sharing», si legge nel progetto.  La commissione composta da Rosanna Lotti, Francesca Silipo, Sergio Giulio Spagnesi, Luca Piantini e Azzurra Becheri, si riunisce il 2 marzo e decide che nessuno dei quattro progetti «presentati ha le necessarie caratteristiche che rendano possibile l'attribuzione del premio». Subito dopo questa bocciatura la commissione decide di invitare otto soggetti esperti del settore a proporre un proprio progetto sullo stesso bando. Solo in due rispondono: Anatomic Factory e Studio-na3. A vincere, come detto, è la ditta fiorentina che nell'esporre il proprio progetto per quanto riguarda la segnaletica a terra indica: «lungo la pavimentazione verrà colorato un segno grafico verde che rappresenta la traccia del pneumatico della bici sull'asfalto. La traccia sarà più evidente a ridosso della postazione ed andrà via via diradandosi lungo il percorso».  «In realtà l'elemento caratterizzante del nostro progetto è la mega girandola posta sulle biciclette - dice ancora Erica De Candido - Quello della traccia del penumatico a terra lo abbiamo elaborato per il bike sharing di Porta al Serraglio perchè la postazione è un po' nascosta e solo successivamente l'abbiamo estesa a tutte le altre. Quello dei segni per terra non è assolutamente una novità, gli artist street la usavano già negli anni Sessanta».  E a concludere è la dirigente delle Politiche giovanili del comune di Prato, Rosanna Lotti. «Se i due giovani ritengono di aver subito un torto non è ad un giornale che devono rivolgersi. Ci sono altre strade per farlo».  E chissà che Tommaso Nocentini e Francesco Baldi non la prendano in parola: «Crediamo che chi ha vinto lo ha fatto presentando un progetto che ha delle parti troppo simili al nostro progetto per non farci sorgere dei dubbi».

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