Il Tirreno

Prato

Com'è difficile rimpatriare una salma in Cina

Maria Lardara
Un raro funerale cinese a Prato
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Un raro funerale cinese a Prato

Sette cadaveri da mesi occupano le celle-frigo. L'assessore: «Il problema è serio»

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 PRATO. Muoiono anche loro come noi. Si fanno seppellire nei cimiteri comuni, più diffusa è la pratica della cremazione per poi mettere le ceneri su un aereo diretto in Cina. Leggenda metropolitana da sfatare, quella sui cinesi che non muoiono mai. E la tragica dimostrazione è ciò che è accaduto alle tre donne annegate nel sottopasso di via Ciulli la notte del 5 ottobre. Per loro si aspetta ancora un funerale da celebrare (la data sarà comunicata a metà settimana: le autorità diplomatiche cinesi hanno spedito alla Pubblica Assistenza l'ultimo certificato di matrimonio di Chengwei, la donna più giovane). In realtà, "attesa" è una parola da mettere in conto quando muore un cittadino orientale. L'argomento trattato si tinge di macabro. I cadaveri restano a lungo nelle celle frigorifere. Ed è quello che sta succedendo a Prato per le spoglie dei residenti cinesi. Per una decina di loro si attendono disposizioni circa la sepoltura o la cremazione a Prato, oppure, nell'ipotesi più costosa, il rimpatrio attraverso il trasporto aereo (in media 1.800 euro a cassa). Cinque salme si trovano nelle celle di anatomia patologica dell'ospedale, una alla Croce d'Oro e un'altra alla Pubblica Assistenza "L'Avvenire", altre tre ancora a Firenze. Un problema, a quanto riferiscono la stessa Pubblica Assistenza e l'assessore comunale alla Salute Dante Mondanelli, che sarebbe dettato dalla lentezza del consolato cinese di Firenze sull'iter burocratico dei permessi e certificati da rilasciare. In qualche caso c'è anche la richiesta di far arrivare i familiari dalla Cina, magari senza passaporto, motivo per cui la macchina dei visti consolari potrebbe rallentare. «Ho raccolto le segnalazioni della Pubblica Assistenza - assicura Mondanelli - e prenderò contatti con il consolato cinese per cercare di risolvere questo problema. Mi dicono che nelle celle-frigo si tengano cadaveri da mesi». La lentezza degli uffici di via della Robbia a Firenze è nota anche alla Pubblica Assistenza, mentre per quello pakistano o marocchino i tempi sarebbero più celeri. Chi paga le spese dei ritardi? «Sto effettuando accertamenti per capire su chi grava la permanenza prolungata delle salme - dice l'assessore - dato che come amministrazione non abbiamo camere mortuarie proprie. A Firenze, ad esempio, il Comune paga per questo servizio all'Asl».

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