Sicurezza
Avvocato fa causa a Feltri e vuole i danni
Richiesta di 300.000 euro. «Travisato uno scritto di Gentile»
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PRATO. Affonda le radici negli anni della Seconda guerra mondiale e nella guerra civile tra fascisti e partigiani una insolita causa intentata da un noto avvocato penalista pratese, Francesco Mandarano, contro due molto più noti giornalisti italiani, il direttore editoriale e il direttore responsabile del Giornale, vale a dire Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti. Oggetto del contendere è un articolo del filosofo Giovanni Gentile pubblicato il 28 dicembre 1943 sul Corriere della Sera e riportato nel volume dal titolo "Renzo De Felice.
Storia del fascismo" pubblicato nel febbraio del 2004 dal quotidiano Libero, dove all'epoca lavoravano sia Feltri che Sallusti. In sostanza l'avvocato Mandarano sostiene che nel volume è stata riportata una versione monca dello scritto di Gentile, una versione secondo la quale il filosofo fascista apparirebbe come una sorta di pacificatore tra fascisti e antifascisti, mentre in realtà, come si capisce da una lettera inviata dallo stesso Gentile al Corriere nel gennaio del 1944, il filosofo invitava solo alla pacificazione tra fascisti e nazisti, incitando alla lotta anche violenta contro gli antifascisti.
Di solito queste faccende si risolvono in dotte controversie storiografiche, ma stavolta approderanno in un'aula del Tribunale civile di Firenze, il prossimo 21 marzo, dove Feltri e Sallusti, insieme al curatore del volume Claudio Siniscalchi e al quotidiano Libero saranno chiamati, secondo la richiesta dell'avvocato Mandarano, a versare un risarcimento di 300.000 euro e alla distribuzione gratuita in 200.000 copie di una versione corretta degli scritti di Gentile. Ma a che titolo l'avvocato pratese chiede un risarcimento a Feltri e Sallusti? «Come cittadino - spiega Mandarano - quando vedo pubblicata una sciocchezza, o peggio un errore che travisa la storia, ho diritto di intervenire.
Inoltre sono iscritto all'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia, ndr) e ho pubblicato un libro sul partigiano Bruno Fanciullacci. Il denaro che dovessi ottenere dalla causa servirebbe a creare una fondazione dedicata proprio a lui». «E' pacifico che tutte le opere storiche e letterarie vanno attentamente controllate prima di essere messe in circolazione su scala industriale - scrive Mandarano nell'atto di citazione (lo assiste l'avvocato Enrico Buzzi) - In caso contrario si corre il rischio di diffondere notizie inesatte e tendenziose, manipolando così la storia e la letteratura».
Per sostenere la sua tesi l'avvocato ha citato come testimoni il direttore della Biblioteca nazionale di Firenze, il direttore dell'Istituto storico della Resistenza per la Toscana, l'ambasciatore Sergio Romano e lo storico Luciano Canfora. P.N.
Storia del fascismo" pubblicato nel febbraio del 2004 dal quotidiano Libero, dove all'epoca lavoravano sia Feltri che Sallusti. In sostanza l'avvocato Mandarano sostiene che nel volume è stata riportata una versione monca dello scritto di Gentile, una versione secondo la quale il filosofo fascista apparirebbe come una sorta di pacificatore tra fascisti e antifascisti, mentre in realtà, come si capisce da una lettera inviata dallo stesso Gentile al Corriere nel gennaio del 1944, il filosofo invitava solo alla pacificazione tra fascisti e nazisti, incitando alla lotta anche violenta contro gli antifascisti.
Di solito queste faccende si risolvono in dotte controversie storiografiche, ma stavolta approderanno in un'aula del Tribunale civile di Firenze, il prossimo 21 marzo, dove Feltri e Sallusti, insieme al curatore del volume Claudio Siniscalchi e al quotidiano Libero saranno chiamati, secondo la richiesta dell'avvocato Mandarano, a versare un risarcimento di 300.000 euro e alla distribuzione gratuita in 200.000 copie di una versione corretta degli scritti di Gentile. Ma a che titolo l'avvocato pratese chiede un risarcimento a Feltri e Sallusti? «Come cittadino - spiega Mandarano - quando vedo pubblicata una sciocchezza, o peggio un errore che travisa la storia, ho diritto di intervenire.
Inoltre sono iscritto all'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia, ndr) e ho pubblicato un libro sul partigiano Bruno Fanciullacci. Il denaro che dovessi ottenere dalla causa servirebbe a creare una fondazione dedicata proprio a lui». «E' pacifico che tutte le opere storiche e letterarie vanno attentamente controllate prima di essere messe in circolazione su scala industriale - scrive Mandarano nell'atto di citazione (lo assiste l'avvocato Enrico Buzzi) - In caso contrario si corre il rischio di diffondere notizie inesatte e tendenziose, manipolando così la storia e la letteratura».
Per sostenere la sua tesi l'avvocato ha citato come testimoni il direttore della Biblioteca nazionale di Firenze, il direttore dell'Istituto storico della Resistenza per la Toscana, l'ambasciatore Sergio Romano e lo storico Luciano Canfora. P.N.
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