Il Tirreno

Prato

Immigrati, nuova strategia

Immigrati, nuova strategia

Ciuoffo e Bugetti si confrontano sui temi della città

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PRATO. Faccia a faccia sui temi caldi della città tra i candidati alla segreteria del Partito democratico Ilaria Bugetti e Stefano Ciuoffo. Che rispondono sulle questioni dell'immigrazione, del lavoro, della diversificazione e del partito. Molte le affinità concettuali e ideologiche tra i candidati e una volontà condivisa, affermata con forza: superare, una volta per tutte, le guerre per bande che hanno avvelenato il partito in questi ultimi anni. Cominciamo dal tema di maggiore attualità: l'immigrazione. Preso atto che il Pd ha qualcosa da farsi perdonare per aver sottovalutato il fenomeno, il centrodestra pare invece cavalcare l'insofferenza e le paure della gente. Il vostro Pd cosa dirà ai cittadini, anche a quelli arrabbiati?  BUGETTI: L'immigrazione è la questione delle questioni. Ed è molto sentita anche nel Pd perchè il tema della paura dello straniero è arrivato anche nel partito, per l'incapacità di gestione del passato. Non do colpe a messuno, perchè l'ondata immigratoria è stata enorme e inaspettata e la città è stata lasciata da sola, soprattutto dal governo nazionale. E' indubbio che il centrodestra, al di là dei blitz, non ha progetti. E lo vediamo perché non ci sono proposte su come gestire i flussi e su come affrontare il problema del lavoro nero. La mia parola d'ordine è: legalità, legata all'integrazione. Servono interventi trasversali: Guardia di finanza, prefettura, Asl e ovviamente il Comune perchè i regolamenti comunali possono fare tanto, partendo dall'urbanistica, fino a norme che vietino il "riciclo" delle persone nella società che ha avuto un sequestro. Dal punto di vista urbanistico bisogna impegnarsi a regolarizzare la commistione che c'è tra abitazioni, sfruttamento del lavoro, facendo i controlli ma anche con incentivi. Bisogna lavorare a stretto contatto con industriali e associazioni di categoria perché il distretto cinese non è più parallelo, ci sono molte società miste italo-cinesi. Dobbiamo lavorare sulle rimesse perchè ci siano limiti alle transazioni; e sui controlli perché una parte dei soldi vengano reinvestiti qui. Parallelamente dobbiamo lavorare su un nuova cultura della città che è la cosa più difficile e lunga. E' lì che la politica può fare di più. Il Pd deve ricostruire un clima che riavvicini le persone, per conoscersi e fare progetti. UN CLIMA DA RICOSTRUIRE CIUOFFO: Che l'immigrazione sia un tema non risolto nella strategia del Pd è un fatto evidente. E il conto di queste mancate soluzioni lo abbiamo pagato con le scorse elezioni. Se vuole tornare ad essere il soggetto responsabile del progetto per Prato, il Pd deve affrontare in maniera radicalmente diversa il tema dell'immigrazione. La portata del flusso migratorio è stata enorme e non valutata a pieno. In più la città è stata lasciata da sola ed è questa forse l'unica vera colpa del Pd che non ha urlato al governo nazionale che qui stava succedendo qualcosa di non gestibile da una semplice amministrazione comunale, di destra o sinistra. E il territorio sta pagando: pezzi interi della città sono snaturati. Ci sono luoghi nati per la produzione, che sono diventati la parte più densa della città; dentro gli stanzoni si lavora ma anche ci si vive e ci si crescono i figli. Luoghi che hanno il sapore di un pezzo di medioevo per la legalità che lì si esprime e per i diritti non garantiti. Rispetto a questo la destra promuove azioni di ordine pubblico affermando che riportare a civiltà la coesistenza tra cittadini è una questione di ordine pubblico. Ma non è vero. E questo il Pd deve dirlo con forza. I cinesi non sono un problema di ordine pubblico, sono un problema di legalità, ma nel settore dell'economia. Un problema che non si risolve con gli elicotteri o con i cani poliziotto, con operazioni spettacolari dei vigili urbani. Questo dovrebbe dire un'amministrazione alla quale sta a cuore la coesistenza civile in città. Il Pd deve dire che l'illegalità esiste ed è nell'evasione dei tributi, della contribuzione, delle tasse, nelle commistioni con il nostro sistema economico. Penso alla compravendita immobiliare e di aziende, con processi ben più distorsivi della nostra economia di quanto possa essere nocivo per la comunità un clandestino che lavora a una taglia e cuci. Ma dovrebbe anche dire con un po' di più determinazione che il compito della sinistra è un altro: chiedere il rispetto delle leggi e garantire i diritti. E' questo che stiamo dicendo troppo poco. INTERVENTI A CHINATOWN Forse c'è necessità di reintegrare la comunità cinese anche dal punto di vista urbanistico. Oggi la Chinatown appare come una cittadella separata.  CIUOFFO: Con l'urbanistica ma non solo, perchè se l'urbanistica è priva di un'anima e di un progetto, è solo una tesi di laurea. Ed è quello che sta facendo in questo momento l'assessorato all'urbanistica. Questa città in alcune parti va ridisegnata per le nuove funzioni. Lo stanzone probabilmente va sostituito con una piazza, le zone più degradate vanno sostituite con dei giardini. Ma va lasciata anche la cultura di chi ci abita e la possibilità di creare economia. La chiusura dei ristoranti a mezzanotte è un provvedimento che garantisce il radicarsi di un'economia legittima e legale? Oppure si sta dando addosso a chi è indifeso? Noi abbiamo perso le elezioni. Se le avessimo vinte oggi in via Pistoiese ci sarebbero le gru per attuare progetti di iniziativa pubblica di riqualificazione di quell'area. Avremmo messo a disposizione le aree Salvi Cristiani, rese edificabili, per operazioni di perequazione urbanistcia, avremmo potuto consegnare diritti edificatori, quindi valore, denaro, a proprietari di aree e di edifici all'interno della città densa, per riportare lì la città pubblica. Il distretto e la sua crisi è l'altro tema fondamentale della città. Che risposte può dare il Pd alle 20mila famiglie senza lavoro, ma anche in termini di proposte di sviluppo? Può il tessile rimanere il settore trainante?  BUGETTI: Non credo che il tessile sia morto o che morirà. C'è una parte di tessile che deve reinventarsi, riqualificarsi. Faccio sempre un esempio: nel mio Comune ci sono due aziende, la Beste e la Lenzi, che si sono verticalizzate e hanno chiuso il ciclo della filiera, assumendo e puntando su qualità e ricerca. Queste scommesse vanno considerate come buone pratiche e come esempio per altre imprese. Il ritornello "il tessile è morto" rischia di essere una profezia che si autoavvera. Il sondaggio della Fil sui giovani dice che solo il 6% crede nel tessile, anche al Buzzi, ed è un paradosso. Però nel mercato del lavoro il 65% degli occupati ha la terza media. E qui c'è un problema grosso. Significa che dobbiamo fare uno sforzo enorme di formazione e di reinvenzione per i giovani che devono entrare nel mondo del lavoro. Ecco perchè per me è fondamentale che il Pd lavori su un patto intergenerazionale che metta a un tavolo le imprese e che non si limiti alla discussione sugli ammortizzatori sociali e sulla mobilità. Deve lavorare sull'inclusione dei giovani perchè c'è un blocco nell'ingresso al lavoro. E il welfare è fondamentale. Il nostro è vecchio e parla solo di assistenzialismo. Faccio un esempio: i 25 milioni di euro che arriveranno, presi da soli non hanno senso. Perchè se noi pensiamo di reinventare il mondo del lavoro facendo assistenza, manchiamo un'altra volta l'obiettivo. Che sono i giovani e un welfare per loro. Mi costa di più un ammortizzatore sociale o fare impresa: costruire cooperative, associazioni che creino un ciclo e che magari assumono cinque, dieci o anche solo due persone? Questo è il ragionamento da fare. Ma per farlo abbiamo bisogno del nostro polo universitario, dei nostri centri per l'impiego, dei nostri imprenditori, artigiani, commercianti. E delle istituzioni. QUALE FUTURO PER PRATO CIUOFFO: Abbiamo alle spalle tante analisi dell'economia del territorio. Sull'evoluzione del distretto abbiamo detto tutto. Ma non riusciamo a fare sintesi su un progetto. Rispetto all'arretramento del sistema manifatturiero la città si è fatta trovare impreparata. Prato paga per il riversarsi sulla comunità di fattori esterni: la crisi del manifatturiero tessile, in particolare, in tutta Europa, è conseguenza di scenari mondiale sui quali non potevamo fare niente. La scelta di abbandonare il manifatturiero in Europa è irreversibile. Dobbiamo farci i conti. Ma sono convinto, come Ilaria, che questo non sia il nostro avvenire. In questa città il tessile avrà ancora spazi importanti. Non per l'occupazione ma per qualità, innovazione, un progressivo avvicinamento verso il prodotto finito, la rapidità nelle consegne. Ma un territorio che negli anni a venire dovesse puntare solamente sul tessile sarebbe miope. Senza una condivisione sul progetto futuro della città, non ne usciremo. E credo che questo dovrà essere il ruolo della segreteria del Pd: costruire dei processi di condivisione. Ci siamo già detti tante cose, ora bisogna cominciare a farle. Prima di tutto attraverso la pubblica amministrazione e il governo del territorio: diversificazione e infrastrutturazione. Miglioriamole ancora, perché conta la competizione. La politica deve stare in questa dinamica mettendo a disposizione tutti i proprio strumenti e fecendo in modo che il proprio territorio prevalga su altri. Prato deve tornare attrattiva, non per le persone - non sto aspettando altri 30mila cinesi - ma per le imprese, per i giovani che hanno cultura e capacità. Attrattiva per i nostri imprenditori, che se ne stanno andando e che hanno investito in titoli di Stato, quando sono stati accorti. Rimettano in gioco le risorse che in questa città hanno raccolto. Tra tutti questi soggetti, tocca al Pd, leader nella responsabilità e nella guida della città, costruire il progetto. In quale scenario? Quello di un territorio al centro dell'area metropolitana, della Toscana, dell'economia dell'Italia centrale rispetto alla quale noi siamo il soggetto più rilevante. Ma ce ne stiamo scordando. Le eccellenze ci sono, giovani aziende che hanno intercettato con determinazione un settore e lo percorrono. Come abbiamo sempre fatto, ma meglio. Continuiamo.

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