Il Tirreno

Prato

I 72 imputati accusati di essersi fatti timbrare il cartellino dai colleghi. La difesa: non è reato

Assenteismo all'Asl, via al processo

Paolo Nencioni
Il processo ai presunti assenteisti proseguirà la prossima settimana
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Il processo ai presunti assenteisti proseguirà la prossima settimana

Taiti: «Uno sbaglio il premio ai carabinieri che fecero l'indagine»

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 PRATO. Fu un assenteismo di massa oppure un malcostume certamente da censurare, ma non di carattere penale?  Dovrà rispondere a questa difficile domanda il gup Anita Davia, davanti al quale ieri mattina è entrata nel vivo l'udienza preliminare del processo contro 72 dipendenti dell'Azienda sanitaria, accusati di truffa aggravata ai danni dell'ente pubblico.  Lo scandalo esplose nel giugno dell'anno scorso, quando la Procura ordinò l'arresto di cinque dipendenti (due portieri, un infermiere, un medico e una guardia giurata) e ne indagò in totale 102. Ai dipendenti veniva contestato di essersi fatti timbrare il cartellino dai colleghi per guadagnare qualche minuto nell'ingresso al lavoro.  Di fatto però nel capo d'imputazione si contesta l'assenza dal lavoro per l'intera giornata, e su questo ha insistito molto l'avvocato Massimo Taiti, difensore dei portieri, sostenendo che sarebbe stato impossibile per le loro mansioni assentarsi per l'intera giornata. Taiti ha poi elencato una serie di testimonianze che confermerebbero la presenza degli indagati nei giorni oggetto dell'indagine. Un testimone in particolare è stato estremamente preciso sulla data del 10 giugno 2008, perché si ricordava che proprio quel giorno l'Italia ne prese tre dall'Olanda agli Europei di calcio.  «Quello di cui si discute è certamente un malcostume - ha argomentato Taiti - ma non può qualificarsi come reato. Così fan tutti, e così continueranno a fare».  L'avvocato ha anche introdotto una nota polemica al termine del suo intervento. «Ho una grandissima stima per i carabinieri - ha detto - ma da cittadino mi ha amareggiato che i militari che hanno condotto l'indagine siano stati solennemente premiati, in occasione della festa dell'Arma, ancora prima che per per questi fatti la Procura chiedesse il rinvio a giudizio». Oltre a Taiti, hanno sostenuto le ragioni della difesa, tra gli altri, Stefano Belli, Luca Brachi, l'avvocato Niccolai di Pistoia, Massimo Pagnini e Nicola Bianchi.  In sostanza le difese sostengono che non si è trattato di vero e proprio assenteismo, ma di un fenomeno, comune anche ad altre Asl, per il quale spesso i dipendenti chiedono al collega il favore di strisciare il badge per guadagnare alcuni minuti. Del resto il contratto nazionale di lavoro, aggiungono, concede un "comporto" di 15 minuti sull'orario di entrata.  L'avvocato Massimiliano Tesi, invece, si è costituito parte civile per conto dell'Azienda sanitaria. L'Asl non ha ancora quantificato una richiesta di risarcimento danni, ma è intenzionata a chiedere danni d'immagine oltre a quelli patrimoniali. Questi ultimi non sono di facile calcolo, perché bisognerebbe accertare il tempo effettivo di assenza dal posto di lavoro. Finora nessuno degli indagati ha chiesto di patteggiare e l'udienza proseguirà il prossimo venerdì, quando il giudice deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio per tutti.

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