Il dolore
Nel mirino la scarsa manutenzione e i ritardi nei soccorsi la notte dellacquazzone
Narnali chiede i danni e attenzione
Maria Lardara
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Il sindaco Cenni va al tavolo dellassemblea In assemblea la protesta dei cittadini. Il sindaco: «Interverremo»
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PRATO. Irma adesso viaggia a piedi: la sua auto segnava appena ventimila chilometri quando l'acqua e il fango di via Ciulli hanno inceppato il motore. Anna invece è in mobilità e le resta il ricordo di un divano nuovo di zecca buttato via. Calogero Condello, gelateria "Il Ghiacciolino", è l'incarnazione del proverbio "chi fa da sé fa per tre": «Da queste parti ormai siamo abituati a arrangiarci. Alle 2 di notte c'ero io a stasare i tombini davanti al negozio. Dopo due giorni mi sarei aspettato una ripulita alle griglie. Nessuno si è fatto vedere, né Asm né Publiacqua. Serve una "class action" per esigere più sicurezza sul territorio». Narnali, dieci giorni dopo. Il sole autunnale sarà anche tornato a splendere, ma non il sorriso delle famiglie che contano i danni. A due passi dal sottopasso che si è preso la vita di tre donne, mercoledì sera oltre un centinaio di cittadini si è dato appuntamento all'assemblea del "Comitato pro famiglie alluvione di Narnali", per chiedere la verità su quella notte. Una lieta notizia l'ha data l'assessore provinciale Stefano Arrighini: «Ne ho discusso con Gestri e la volontà è di contribuire con un fondo di solidarietà per le famiglie danneggiate, come per gli alluvionati del Calice». E dei disagi s'è fatto puntuale interprete Oliviero Giorgi dell'associazione "NarnaliInsieme" che l'ha certo mandate a dire nel riferire la situazione all'assessore comunale Dante Mondanelli e al sindaco Roberto Cenni, a sorpresa giunto al centro sociale di via di Maliseti. «Signor sindaco, ci sentiamo abbandonati - ha osservato Giorgi - Sappiamo che avete chiesto alla Regione lo stato di calamità, ma questo dipende dall'eccezionalità dell'evento, non dall'incuria. Abbiamo assistito al "festival delle sottovalutazioni": su 53 caditoie, solo tre hanno funzionato. E oggi le fognature sono nelle stesse condizioni del 4 ottobre. Assessore - riferendosi a Mondanelli - se una settimana fa si fosse fatto una passeggiata avrebbe capito cosa significa avere un metro d'acqua in casa». In silenzio, Cenni ha fatto sfogare la gente del quartiere. Una risposta sui tempi di indennizzo non l'ha data, visto che per ora non sono stati messi a disposizione finanziamenti, senza la dichiarazione di calamità (sui danni il comitato invita le famiglie, che possono avvalersi di una consulenza legale gratuita, a raccogliere preventivi e materiale fotografico utile). Il sindaco è partito dal passato: «Certo è che per arrivare al territorio come si presenta adesso, significa che negli ultimi 30 anni è stata fatta una violenza. E comunque - ha rassicurato - sono pronto a tagliare altre voci, ma di fronte a certe situazioni sono disposto a intervenire subito». Una disponibilità apprezzata dal presidente di Circoscrizione Giovanni Mosca che ha chiesto a gran voce la messa in sicurezza del sottopasso di via Ciulli con sbarra e semaforo. Ma la serata ha avuto bisogno di un capro espiatorio. Nervi tesi come corde di violino hanno vibrato tra i presenti quando Mondanelli ha ricordato come alle 3.26, nella notte del 5 ottobre, la protezione civile fosse già mobilitata con 30 uomini sul territorio. «Il numero è sempre attivo 24 ore su 24. E fra i sottopassi, ci risultava che quello di Pratilia fosse il più pericoloso». Dalla platea, la voce tuonante di Silvio Giugni impediva all'assessore di concludere. «A casa mia la protezione civile è arrivata a mezzogiorno. Basta chiacchiere: il sistema ha funzionato zero».
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