Sicurezza
In trappola i predoni dei cinesi
Paolo Nencioni
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Il questore vicario Cilona mostra uno dei machete Aggrediscono un connazionale e sparano in aria: intercettati e arrestati
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PRATO. Il questore Filippo Cerulo li chiama pirati, il vicario Cilona predatori, ma la sostanza non cambia: sono banditi di strada, pronti a rapinare chiunque gli passi a tiro, a patto che sia orientale, i cinque cinesi arrestati l'altra notte a Castelnuovo dalle volanti della polizia subito dopo una rapina ai danni di un connazionale, ferito alla testa. Fondamentale per la cattura dei cinque è stata una telefonata fatta da un italiano che ha assistito per caso alla scena e ha sentito quattro colpi di pistola sparati in rapida successione (si scoprirà più tardi che era una scacciacani). Pochi minuti prima della mezzanotte l'italiano era fermo nella sua auto lungo via di Castelnuovo e ha visto un gruppetto di cinesi che inseguiva un altro orientale in fuga. L'uomo, 44 anni, titolare di una confezione, è caduto ed è stato raggiunto dal capo della banda, che prima aveva esploso i colpi di pistola in aria e poi lo ha colpito alla testa col calcio della scacciacani. L'altro ha perso il telefono cellulare ed è comunque riuscito a divincolarsi. E' stato a questo punto che gli aggressori hanno deciso che non valeva la pena insistere. Sono saliti a bordo di una Chrysler e hanno tentato di allontanarsi, ma quasi subito sono stati intercettati dalla volante del sovrintendente Perulli, che li ha costretti a fermarsi. Il ritrovamento di un passamontagna sul tappetino dell'auto ha fatto capire che si trattava proprio dei banditi in fuga. Nell'auto c'era quello che in Questura è stato poi definito il kit del predone: la pistola scacciacani modificata, quattro grossi machete, sei paia di guanti e sei passamontagna, un piede di porco e alcune fascette di plastica che servono ad ammanettare gli ostaggi. Un armamentario che lascia pensare a qualcosa di più serio di una rapina per strada. Probabilmente l'intenzione dei cinque era quella di portare il connazionale nella sua abitazione (era uscito per raccogliere qualche verdura nell'orto), immobilizzare i presenti e razziare tutto quello che avessero trovato. La reazione dell'imprenditore ha probabilmente mandato all'aria il piano e così i cinque sono finiti in manette. L'unico col permesso di soggiorno è Pan Dali, 41 anni (la Chrysler è intestata alla madre). Gli altri sono clandestini e hanno dato i seguenti nomi: Qiu Te, 26 anni, Chen Binbin, 19 anni, Lia Yong, 21 anni, e Pan Seng Guang, 25 anni. L'arresto dei cinque non esaurisce le indagini. Toccherà ora alla squadra mobile verificare se ai "predoni" possono essere addebitate un altro paio di rapine compiute negli ultimi tempi a Poggio a Caiano e Montemurlo, sempre ai danni di cinesi, e accertare se i cinque conoscessero l'imprenditore di Castelnuovo preso di mira la scorsa notte e se si è trattato di un obbiettivo casuale. Accertamenti che richiederanno un po' di tempo. Intanto i cinque cinesi rimarranno in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria.
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