Il Tirreno

Prato

Il sindaco e il lutto negato Ma Prato era più generosa

(*) docente universitario

3 MINUTI DI LETTURA





 Di fronte alla morte di Wang Chengwei, 34 anni, sua madre Wang Jilan, 50 anni, e la zia Wang Donglan, 42 anni, annegate nel sottopasso di via Ciulli, è nostro dovere rappresentare pubblicamente il dolore della città. Il resto è strumentale. Qualcuno ha scritto che costruire un discorso politico ricordando la loro morte sarebbe una strumentalizzazione. Ho riflettuto su questo. E credo che nelle circostanze di questa tragedia pubblica, sentire intorno a sé la partecipazione, il desiderio di giustizia e la speranza che mai più avvenga una cosa simile, credo che anche questo dia un piccolo conforto. Questo sentimento vuole allora che si parli, piuttosto che si faccia silenzio. Negare questa evidenza è strumentale al tranquillo esercizio del potere.  Le responsabilità penali le stabilirà la magistratura. Le responsabilità politiche le decideranno i cittadini. Perché questo possa davvero avvenire dobbiamo imparare a reagire agli evidenti travisamenti della realtà, alle parole senza fondamento avanzate con protervia. Ad affermazioni ridicole e pretestuose come quella secondo cui su Prato si sarebbe abbattuta una "bomba d'acqua", causa inevitabile della tragedia: qualsiasi persona potrà essersi resa conto di come si sia trattato di un acquazzone, per quanto forte, tanto che nessun altro sottopasso si è allagato, oltre a via Ciulli. Parlare di "bomba d'acqua" è anche cattivo, perché evocando eventi di potenza smisurata si vorrebbe limitare la ricerca di responsabilità. Ugualmente ridicolo e pretestuoso è negare il lutto cittadino evocando consuetudini che non esistono, confrontando la morte delle tre donne con quelle avvenute in incidenti stradali o aerei in località remote, come se non fosse evidente che il lutto cittadino avviene dovendo constatare che le sue strade, i suoi ponti, i suoi campi, sono stati la ragione di una tragedia.  Il lutto che si voleva dichiarato è quello che prende sul serio quanto è scritto nello Statuto del Comune: che la funzione del sindaco è quella di garantire in ogni modo possibile la sicurezza e il benessere di tutti coloro che vivono nella città che rappresenta e che è compito del sindaco dare prontamente l'allarme in caso di eventi pericolosi (art. 29). Questo non vuol dire che il sindaco sia penalmente responsabile, significa che chi accetta di fare il sindaco si assume questa responsabilità politica. Non vuol dire neanche che il sindaco dovrebbe dimettersi, vuol dire che dovrebbe fare di tutto per capire, fare giustizia e rappresentare pubblicamente questa volontà e il dolore della città.  Nel nostro caso vi era una ragione in più per il lutto: queste tre donne erano cinesi, appartenevano cioè a una comunità di 30 mila persone che vive, lavora, risiede a Prato. Prato è anche la loro città e solo i ciarlatani possono desiderare che questa ricchezza che Prato ha venga mortificata o addirittura aspettarsi che venga cancellata.  Il sindaco queste cose le sa e si è nascosto dietro mezze soluzioni, come la bandiera a mezz'asta o la solidarietà al Console. Questa incertezza mostra che in realtà strumentale è semmai negare questo lutto: strumentale al mantenimento di equilibri politici precari; a mantenere incomprensione e separazione tra gruppi di residenti, che è il contrario di quello che serve alla città e che invece porta i voti. E' strumentale a chi per governare ha bisogno di suscitare i peggiori risentimenti, in una città che ha la sua identità nell'accoglienza.  Prato è stata diversa da quella che per le esigenze della sua politica sta nascendo; con tutte le sue contraddizioni, è stata migliore. Con una stretta al cuore lo dico: quelle povere donne morte ci insegnano anche perché è stata migliore: non perché fosse senza cinesi, ma perché aveva più umanità, più dignità, più generosità, e qualche volta anche dotata di uomini di animo più gentile e pulito.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca