Il Tirreno

Prato

Cantucci dell'altro mondo

Barbara Burzi
Marco Dabizzi e Antonella Bettazzi nella loro caffetteria in Australia In alto a sinistra, il pasticcere Andrea Slitti quando fu loro ospite
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Marco Dabizzi e Antonella Bettazzi nella loro caffetteria in Australia In alto a sinistra, il pasticcere Andrea Slitti quando fu loro ospite

Una coppia pratese produce i biscottini nell'altro emisfero

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 PRATO. Da qualche anno l'ottimismo è merce rara tra gli imprenditori pratesi. Ma un esempio di ritrovato entusiasmo si fa spazio nell'altro emisfero. L'avventura imprenditoriale di Marco Dabizzi - 43 anni e una professione da ingegnere in mano - comincia in Australia. Si è trasferito qui un paio d'anni fa insieme alla moglie Antonella Bettazzi e alla loro figlia di 8 anni deciso a portare con sé un pezzo di pratesità.  «Ho cercato di far conoscere un pezzettino della mia terra importando cioccolata e caffé italiani e producendo artigianalmente i cantuccini di Prato», spiega Dabizzi. Il profumo dei biscotti appena sfornati fa da padrone in Bank Street, a Port Fairy, dove si affaccia la versione australiana della caffetteria Slitti di Monsummano Terme gestita dal pratese Dabizzi. «La ricetta dei biscotti è quella tramandata dal padre di mia moglie Lapo Bettazzi - precisa - sono fatti rigorosamente seguendo la tradizione pratese, senza grassi, lavorati e tagliati a mano».  Da progettista di software a pasticcere. Quando ha deciso di compiere il salto?  «Premetto che sono sempre stato appassionato di cibo di qualità. Nel mio caso è successo che prima di arrivare in Australia ho avuto la fortuna di conoscere Andrea Slitti della nota cioccolateria di Monsummano. Avrei dovuto realizzare per la sua azienda la piattaforma web per il commercio on line. Dopo essermi trasferito, gli ho proposto di aprire un locale con i suoi prodotti e lui ha accettato».  In Toscana si pensa a definire l'indicazione geografica protetta del Cantuccio di Prato, come prodotto tipico del luogo. Cosa ne pensa?  «Ha poco senso parlare di territorialità, visto che i cantucci non sono fatti con ingredienti locali. Voglio dire che a Prato non si coltivano certo le mandorle, e nemmeno le uova utilizzate dai noti biscottifici pratesi arrivano da pollai del macrolotto. Ritengo che questo prodotto non vada disprezzato solo per il fatto di essere prodotto all'estero, anzi. Semmai è importante conservarne la tradizione spiegandone l'origine ai clienti. E la tradizione può sopravvivere benissimo anche "downunder" (termine colloquiale per indicare il paese di sotto, appunto, l'Australia ndr)».  Agli australiani piacciono i suoi cantuccini?  «Li amano inzuppati nella cioccolata oltre che nel vin santo come gli ho insegnato. Della Toscana e dei suoi prodotti hanno un'ottima considerazione in generale».  Perché ha deciso di trasferirsi in Australia?  «Perché non riuscivo più a vivere in Italia. Tanti anni di lavoro da imprenditore nel settore informatico e faticare a chiudere i bilanci in fondo all'anno mi hanno convinto a cambiare paese. Ero già stato in Australia in vacanza e fin da subito me ne innamorai. Oggi che ci vivo da due anni non tornerei indietro per niente al mondo».  Quali sono gli aspetti negativi e quelli più entusiasmanti di vivere all'estero?  «A parte la lingua che ancora non comprendo perfettamente, per il resto sono soddisfatto della mia decisione. La qualità della vita è più alta sotto tutti i punti di vista. Le faccio un esempio: un ragazzo alla sua prima esperienza come cameriere in un caffé, che lavora a tempo pieno sei ore al giorno per cinque giorni a settimana, guadagna l'equivalente di 2.000 euro al mese. Altro esempio i costi per l'avvio di un'attività: ho speso solo 75 dollari di controllo sanitario. E comunque sia, è presente uno stato sociale molto forte che garantisce sussidi e aiuti per famiglie e giovani coppie in difficoltà».  Da immigrato sarebbe in grado di suggerire ai suoi connazionali un modo per gestire meglio la questione immigrazione, tema che a Prato fa tanto discutere?  «Credo che si debba ritrovare quello spirito comunitario perduto, che la Toscana conosce bene e di cui ho potuto beneficiare fin dal mio arrivo in Australia. Qui l'immigrazione è una cosa buona e gestita con intelligenza. Per entrare in questo paese occorre dimostrare di non avere precedenti con la legge e di essere in possesso di una professionalità. Così lo Stato si assicura che i nuovi arrivati siano intenzionati a contribuire alla crescita del paese. Solo così si favorisce l'integrazione: basti pensare che il sindaco di Melbourne, è un cinese nato in Cina».  Come vanno gli affari?  «Bene. Al momento i biscotti e i prodotti Slitti sono commercializzati nello stato del Victoria, in una decina di punti vendita (che diventeranno 18 entro novembre). Oltre, ovviamente, al locale di Port Fairy a cui seguiranno due nuovi, a Melbourne e Adelaide, nei primi mesi del 2011».

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