Il dolore
Stanchi ma entusiasti
Miriam Monteleone
◗
Una scena dello spettacolo I Demoni diretto da Peter Stein al Fabbricone Dodici ore al Fabbricone, pranzo e cena compresi, per assistere ai "Demoni" di Stein
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Chi era seduto in platea, potrà dire «Io c'ero». Sabato e ieri, per l'intera giornata, il teatro Fabbricone ha ospitato la maratona de "I Demoni" di Peter Stein. Una staffetta di dodici ore (dalle 11 alle 23, con due ore di pausa per pranzo e cena oltre ad una manciata di piccoli intervalli) ha impegnato pubblico e attori in un'interpretazione giornaliera "recitata quasi per esteso" dell'intramontabile romanzo di Dostoevskij. Un vero e proprio kolossal teatrale e un'esperienza insolita di condivisione, che ha attirato moltissimi operatori del settore da tutta la Toscana - Prato era l'unica tappa prevista dalla tournèe - ma anche spettatori comuni, incuriositi dall'evento. Dalle quinte, tra una parte e l'altra, si affaccia anche Peter Stein, parla con il pubblico, introduce la narrazione, scandisce le pause, rigide e inflessibili. Gli attori non possono perdere la concentrazione, nove ore di recitazione sono molte, il pubblico maratoneta è munito di bottigliette d'acqua e nel foyer per l'occasione è stato allestito uno spazio ristoro. Ma nonostante il passare delle ore si faccia sentire nessuno tra il pubblico abbandona la sala durante lo spettacolo. Qualcuno, pochi in verità, si assopisce di quando in quando, ma la maggioranza pende dalla bocca degli attori. La narrazione ipnotica e coinvolgente obbliga gli spettatori a resistere per conoscere l'esito dell'intricata trama. E un dramma corale e umano che avvicina il pubblico alle vite divise dei protagonisti: demoni condannati da loro stessi, che cercano a tutti i costi una croce da portare, forse per dimostrare che Dio non c'è e che l'uomo è il vero artefice del suo destino. Alla fine per i ventisei attori ci sono solo applausi e ovazioni ripetute. Minuti di applausi scroscianti che commuovono gli attori. «E' stato un vero evento - commenta un anziano uscendo - avevo paura di non resistere tutte queste ore su una sedia ma è andata e potrò dire che io c'ero». «Era fattibile - commenta Elisa fuori dal teatro- non conoscevo il testo, anche se ci ho ritrovato molti dei grandi temi di Dostoevskij. Bravissima Maddalena Crippa e perfetta per il ruolo di Varvara Petrov'ja». «Un po' troppo didascalico forse - commenta invece Matteo Payar, studente del Progeas. Io speravo in una rivisitazione moderna del classico, comunque era un'esperienza da fare. Grande ammirazione per Stein, che ha fatto un lavoro enorme sul testo. Io sogno di fare regia e non potevo perdermelo». Tra il pubblico anche molti personaggi della cultura pratese: dall'assessore comunale Anna Beltrame («E' stato un ottimo investimento» commenta, «lavoro bellissimo»), agli artisti del Kulturificio nº7 (Valentina Banci, Francesco Borchi e Tommaso Santi) e ovviamente i neo direttori Paolo Magelli e Massimo Luconi, che si sono adoperati per portare l'evento a Prato, in esclusiva per la Toscana.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
