Sicurezza
LETTERA APERTA AL SINDACO CENNI
Chi guida una comunità deve rappresentarla tutta
Ilaria Bugetti sindaco di Cantagallo
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Egregio collega, nelle prime ore seguite alla tragedia del sottopasso di via Ciulli, nel cuore e nella mente, rimbalzavano due sentimenti: il dolore per tre vite così tragicamente stroncate e lo sconcerto per il fatto in sé, per come sia stato possibile che ciò accadesse per una pioggia un po' più forte del solito. Avevo detto che quello era il momento del cordoglio e della vicinanza alle famiglie. Ma che - interpretando, credo, un sentimento comune a tutti, - bisognava presto fare luce sulle esatte dinamiche della tragedia, accaduta su una strada comunale, in un luogo pubblico. Poi, le sue prime dichiarazioni e la mancata proclamazione del lutto cittadino hanno offerto uno spettacolo a mio parere imbarazzante e non rappresentativo del sentire comune della città. Voglio dirglielo in forma diretta e senza alcuna strumentalità. Mi ha colpito l'amaro titolo di Repubblica in cronaca nazionale: "A Prato vince l'indifferenza". Più chiaro ancora è stato il giudizio del Corriere della Sera, che non è certo un giornale di parte, dove l'editoriale di apertura iniziava così: "Il sindaco di Prato ha sbagliato non dichiarando il lutto cittadino (...) Un gesto di sensibilità pubblica nei confronti della comunità asiatica sarebbe stato politicamente opportuno". Una brutta figura davvero. Mi sono ritrovata pienamente nelle dichiarazioni del vescovo Simoni: "La morte, nella sua dura imparzialità, mette a nudo i nostri pregiudizi, ricordandoci che pratesi di vecchia origine e immigrati cinesi sono accomunati dalla stessa umanità". Ecco il punto, ecco la questione che, ancora una volta con lucidità il vescovo coglie interpretando il disagio di una comunità intera. Ma è possibile che il clima politico sulle questioni dell'immigrazione sia arrivato a questo punto? Che il timore di scontentare alleati e "falchi" della sua maggioranza, le impedisca di assumere una posizione da "sindaco di tutta la città". Non aveva detto, prima e dopo la campagna elettorale, di ritenersi un sindaco civico, sganciato dai partiti? E, se ancora lo ritiene, cosa ne pensa degli interventi dei capigruppo di Pdl e Lega in Consiglio comunale? Condivide che non bisogna avere "indulgenze caritatevoli"? Suvvia, questa non è una questione di destra o di sinistra! Lei si è detto preoccupato per le tensioni in città, ha parlato di cerini e lanciafiamme. Ecco, bene, provi allora a fare il pompiere, a spegnere quel focolaio che i suoi amici di coalizione attizzano e che anche lei, con la sua sottovalutazione della questione, contribuisce a infiammare. La storia dell'immigrazione, a partire da quella massiccia italiana del secolo scorso, avrebbe dovuto insegnarci qualcosa.. Anche per questo, le parole di Enrico Rossi sono state più che mai opportune. Altro che ingerenza: il presidente della Toscana ha cercato di rimediare, per quanto nelle sue possibilità, a un clamoroso errore. Da sindaco di un comune piccolo a sindaco del capoluogo, mi permetta allora un consiglio: torni indietro, lasci stare i precedenti (che non esistono) e per la giornata dei funerali delle tre donne scomparse, proclami il lutto cittadino e la partecipazione ufficiale al rito con il gonfalone. Forse, non sarà troppo tardi. E se lo fosse, avrà comunque provato a gettare un po' d'acqua sul fuoco. Come dovrebbe sempre fare chi guida una comunità, grande o piccola che sia.
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