Sicurezza
Una lettera tira in ballo il Comune
Paolo Nencioni
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Il sottopasso di via Ciulli allagato dopo il nubifragio di lunedì notte Rispunta la disdetta di Publiacqua, la manutenzione spettava ai Lavori pubblici
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PRATO. La lettera che potrebbe dare una svolta alle indagini sulla morte delle tre donne cinesi nel sottopasso di via Ciulli è finalmente spuntata, dopo due giorni di ricerche. E' la lettera con la quale l'allora presidente di Publiacqua Amos Cecchi rimetteva al Comune, il 29 dicembre 2008, la gestione degli impianti di sollevamento acque, tra cui quello di via Ciulli. Sembrava che la disdetta fosse andata smarrita, ma in realtà è stata protocollata il 7 gennaio 2009, come ha ammesso ieri l'assessore ai Lavori pubblici Roberto Caverni. Dunque il Comune sapeva di dover mantenere funzionanti le idrovore del sottopasso. E se qualcuno se lo fosse dimenticato, ci ha pensato la stessa Publiacqua a ricordarlo. In una puntigliosa ricostruzione fatta ieri si ricorda che la convenzione di affidamento del servizio idrico integrato «è relativa ad acquedotto, fognatura e depurazione, e restano escluse le acque meteoriche o di dilavamento». Publiacqua ha gestito alcuni impianti di sollevamento, «in via provvisoria», fino a tutto il 2008. Poi, dopo alcuni colloqui col Comune, è partita la lettera di disdetta. Che par di capire sia rimasta in un cassetto fino al 4 settembre 2009, quando «a seguito di sollecitazioni» di Publiacqua, «il Comune chiese finalmente copia delle fatture relative agli impianti di sollevamento da volturare allo stesso Comune». L'amministrazione comunale poi effettuò le volture delle utenze elettriche nello stesso mese di settembre. LE RESPONSABILITA'. Insomma, se verrà dimostrato che è stato il cattivo o il mancato funzionamento delle pompe idrovore a provocare in tutto o in parte la tragedia, sarà il Comune a doverne rendere conto. Una responsabilità se vogliamo bipartisan (da gennaio a giugno 2009 governava il centrosinistra), ma i morti sono arrivati ora e il cerino è in mano alla giunta di centrodestra. L'inchiesta affidata al sostituto procuratore Laura Canovai sembra andare proprio in questa direzione. Lentamente stanno trovando conferma le cose che sono state scritte subito dopo il recupero dei tre cadaveri, e cioè che non è stata solo l'eccezionale quantità di pioggia o il parziale straripamento del torrente Vella a provocare la tragedia. Qualcosa dentro al sottopasso non ha funzionato e non è escluso che ne debba rispondere l'ufficio dei Lavori pubblici. NESSUN INDAGATO. Al momento non sono stati iscritti nomi nel registro degli indagati, ma presto la Procura potrebbe farlo, anche perché è imminente l'affidamento di una perizia tecnica a un consulente esperto di idraulica. In questi casi l'economia del procedimento penale consiglia di individuare uno o più indagati per consentire ai consulenti di parte di partecipare alle operazioni di verifica tecnica. L'AUTOPSIA. Ai medici legali Brunero Begliomini e Alberto Albertacci è stata affidata l'autopsia. Ieri mattina si sono limitati a un'ispezione esterna e stamattina verrà eseguito l'esame autoptico sulla salma di Wang Donglan, la conducente dell'auto, per escludere che sia stata colta da un malore e per tentare di stabilire l'ora della morte. Sulle cause ovviamente non ci sono dubbi. Le tre donne si sono rese conto di quello che stava accadendo. Sulle loro braccia ci sono segni che fanno pensare che abbiano tentato disperatamente di sfondare i finestrini. Non ci sono riuscite a causa della pressione dell'acqua. Wang Chengwei, la figlia di Wang Jilan, era sul sedile posteriore, forse è rimasta impigliata nella cintura di sicurezza, poi è stata l'unica a uscire dall'auto dal portello posteriore, quando ormai era già morta. E' stata infatti recuperata dai sommozzatori dei vigili del fuoco dopo che la Lancia Y era stata tirata in secco. L'ULTIMA TELEFONATA. Il cugino di una delle tre donne ha detto ieri sera, durante la fiaccolata organizzata dai cinesi in via Ciulli, che il marito della donna ha ricevuto lunedì notte una drammatica telefonata dalla moglie e ha sentito una sola parola, «aiuto», prima che la comunicazione si interrompesse. L'agonia non è stata breve: lunghi minuti prima che l'acqua invadesse tutto l'abitacolo, poi altri minuti, non più di cinque, durante i quali le donne hanno lottato invano contro la morte. I familiari delle vittime si sono affidati agli avvocati Tommaso Magni e Marco Occhipinti. Il marito di Wang Dong Lan è arrivato mercoledì sera dalla Cina e ieri mattina, distrutto, ha incontrato l'avvocato Magni. «Chiedono che venga fatta chiarezza sui fatti - dice il legale - poi eventualmente penseranno a chiedere i danni».
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