La protesta
In 26 chiedono lannullamento del provvedimento del sindaco
Ricorso al Tar contro il coprifuoco Ristoratori cinesi al contrattacco
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Da un mese a Chinatown si chiude a mezzanotte 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Meno di un mese dopo l'entrata in vigore dell'ordinanza che impone il "coprifuoco" a Chinatown, i ristoratori cinesi sono passati al contrattacco e hanno presentato un ricorso al Tar chiedendo l'annullamento dell'ordinanza. Il Tribunale amministrativo regionale, competente sui provvedimenti della pubblica amministrazione in Toscana, si pronuncerà in tempi brevi: entro la fine del mese deciderà se accettare o meno la "sospensiva" chiesta dai cinesi. E' un passo intermedio. Il Tar non si pronuncia nel merito, ma eventualmente sospende il provvedimento in questione in attesa di prendere una decisione definitiva sull'atto. Il ricorso è stato preparato dagli avvocati Massimo Mariotti, Tommaso Magni ed Ettore Nesi, quest'ultimo del foro di Firenze, e depositato al Tar martedì. Lo hanno firmato 26 imprenditori e cittadini, tutti cinesi, anche perché sono in stragrande maggioranza orientali i ristoratori e i commercianti colpiti dal provvedimento firmato dal sindaco Cenni che impone la chiusura dei pubblici esercizi entro mezzanotte in un perimetro accuratamente delimitato intorno al cuore dove si concentra la comunità cinese. Ed è questa anche la sostanza delle motivazioni contenute nel ricorso. I tre avvocati che rappresentano i ristoratori cinesi sostengono che l'ordinanza del Comune introduce regole ingiustificatamente diverse per attività uguali, così distorcendo la libera concorrenza e danneggiando chi si trova all'interno del perimetro rispetto a quanti, anche solo dall'altra parte della strada, ne restano fuori. L'ordinanza è entrata in vigore lo scorso 10 settembre e già nei primi giorni sono fioccate alcune multe ai danni di ristoratori o commercianti che sono stati sorpresi dai vigili urbani con le serrande alzate dopo la mezzanotte. P.N.
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