Il Tirreno

Prato

Duecento candele per non dimenticare

Alessandro Pattume
Un cinese prega accanto al sottopasso A destra altri orientali alla fiaccolata
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Un cinese prega accanto al sottopasso A destra altri orientali alla fiaccolata

Fiaccolata dei cinesi in via Ciulli, ma arrivano anche gli italiani

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 PRATO. Via Ciulli tre sere dopo. Le candele dei duecento cinesi venuti a rendere omaggio ai propri morti ardono ai piedi della rete che chiude il sottopasso. Gli italiani invece hanno portato fiori e biglietti. La differenza è tutta qui. Un foglio bianco recita: «Il dolore non ha colore».  E' la prima volta che la comunità cinese scende spontaneamente in strada per ricordare i propri morti. Nel sottopasso di via Ciulli sono morte tre persone, sono state colpite tre famiglie e anche tanti pratesi hanno voluto farsi sentire. A modo loro, con fiori e biglietti. «C'è una Prato che oggi vi ricorda in silenzio e con dolore», scrivono alcuni pratesi. Ma quell'oggi è un giorno interminabile per la donna che intona uno straziante canto di dolore accasciata sul muretto all'imbocco del sottopasso. Sul cemento, le candele hanno disegnato aloni nerissimi e la processione non si ferma. A piccoli crocchi o da soli, i cinesi arrivati in via Ciulli s'inginocchiano, pregano e curano le candele perchè la fiamma non si spenga. Come il ricordo, e anche come la rabbia.  «Noi adesso dobbiamo solo piangere ma abbiamo anche bisogno di risposte, di giustizia e non sappiamo come fare - spiega con le lacrime agli occhi Jian Meng Ye, il cugino di Modena, l'unico della famiglia che parla italiano - Per questo abbiamo messo tutto in mano a un avvocato. Tre famiglie sono sconvolte e tutte hanno bambini piccoli, di tre, sette o dieci anni». Proprio per questo, aspettando la richiesta di risarcimento di cui si occuperà l'avvocato, domani pomeriggio tutta la comunità cinese è stata chiamata a raccolta alla scuola cinese di via Busoni. Un'esplicita richiesta d'aiuto per le tre famiglie che hanno perso le loro donne nel sottopasso allagato. Anche questa è una prima volta, come se quella di via Ciulli fosse una tragedia che ha improvvisamente messo a nudo non solo il dolore di tre famiglie ma di un'intera comunità. A questo, Jian Meng Ye probabilmente non pensa. Racconta invece come lo strazio ha avuto inizio. Cioè con la telefonata partita dall'auto che stava affondando. «Hanno sentito una sola parola: aiuto - spiega - E poi sono usciti tutti a cercarle. Quando le hanno trovate però era ormai troppo tardi: due di loro erano fuori dall'auto e il marito le ha tirate a riva». Non dice di quale delle tre donne fosse il marito che per primo è arrivato in via Ciulli. Il 118 è stato chiamato dopo, anche se non si capisce ancora bene chi l'abbia chiamato.  «Queste cose possono succedere in Cina oppure in India, non in un paese moderno come l'Italia. E' una vergogna» conclude Jian Meng Ye guardando altrove. Forse ai tetti di una Prato che, in una notte di pioggia, si è improvvisamente trasformata in un'America crudele.

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