La manifestazione
Consiglio diviso anche sulla morte
Cristina Orsini
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Centrosinistra durante il minuto di silenzio Le frasi della Lega fanno indignare. Il sindaco se la prende con Rossi
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PRATO. Perchè le pompe idrovore di via Ciulli non sono entrate un funzione? Di chi è la responsabilità nella gestione dei macchinari? Potevano le idrovore evitare la morte delle tre donne? E ancora, sono tracimate, a causa della pioggia, anche le fogne o forse il torrente che passa lì vicino, la Vella, così da provocare un'ondata di fango e detriti che ha sommerso il sottopasso? Tante domande ma a nessuna di queste in consiglio comunale è stata data risposta. E non poteva esere altrimenti: nessuno ha domandato, nessuno ha risposto. Nella giornata del cordoglio per la morte delle tre donne cinesi, l'assise cittadina - bandiera a mezz'asta, un minuto di silenzio rispettato da tutti - ha dibattuto sulle questioni dei soccorsi, dell'intervento della protezione civile, se la macchina ha funzionato. Ma di cause, di responsabilità, nessuno ha chiesto conto. Commemorazione, lutto e polemiche in una sala consiliare gremita di pubblico. Perchè non tutto il consiglio comunale si è unito attorno a tre donne morte in maniera sciagurata. Ci ha pensato il capogruppo della Lega Nord Emilio Paradiso - intervento interrotto dalle proteste di opposizione ma anche di maggioranza - a riscaldare il clima: «Questi toni funerei di Carlesi (capogruppo Pd) e di Donzella (capogruppo Idv) - ha detto - dovremmo cercare di evitarli. E' giusto fare un minuto di silenzio - ha proseguito - ma chi continua a perseguire l'integrazione cinese, si illude. I cinesi non hanno alcuna intenzione di integrarsi. Tant'è vero - ha aggiunto - che nessuno di loro ha chiamato i soccorsi». Grida, fischi, cori da stadio. Paradiso avrebbe voluto proseguire chiedendo un minuto di silenzio anche per tutti i morti per incidente stradale. Imbarazzo ha provocato anche l'intervento del capogruppo Pdl Roberto Baldi che ha ribadito la «giustezza della scelta dell'amministrazione» di non concedere il lutto cittadino, ma ha poi messo il carico da novanta: «Non è condivibile - ha detto - il pensiero di chi vorrebbe riportarci a un passato di permissività, mollezza e lassismo in un malinteso umanesimo caritatevole, dimentico che per governare un fenomeno drammatico come quello dell'immigrazione, oltre a coniugare i principi di solidarietà e fratellanza, occorre mantenere dritta la barra sul rispetto delle norme, senza indulgenze caritatevoli». «Piena adesione al dolore e solidarietà alle famiglie della tre vittime» è stata espressa dal sindaco. Oltre a sottolineare il fatto che il lutto cittadino «non è stato mai dato negli ultimi 20 anni, nemmeno per l'omicidio di Mariso Mordini (ucciso da una nomade davanti all'ospedale ndr)», Cenni ha accusato media e giornali di aver «strumentalizzato la polemica sul lutto cittadino perdendo di vista come sia stato possibile che tre donne siano morte in questo modo». Poi ha "tirato le orecchie" al presidente della Regione Enrico Rossi «che non posso che definire scorretto sotto il profilo istituzionale - ha detto - per aver presentato scuse che non spettavano al suo ruolo». Ha invece ringraziato la console cinese «per la sensibilità che ci ha riconosciuto». Cenni ha però ammeso di essere preoccupato delle tensione che rischiano di incendiare la città. «Qualsiasi cosa accada qui viene enfatizzata. Un cerino diventa un lanciafiamme. I toni sono troppi alti - ha detto - cerchiamo di abbassarli per gestire al meglio una situazione che è difficile». E ha chiesto un consiglio comuanle straordinario «per cercare assieme le soluzioni migliori alle questioni dell'integrazione». Invito immediatamente raccolto dal capogruppo Pd Massimo Carlesi che ha sottolineato «la necessità di fermarsi a capire cosa sta accadendo». «Provo sdegno e disgusto - ha proseguito - per quel "meno tre" che ho sentito dire a qualcuno in giro e che il sindaco e la giunta devono condannare. Il nostro compito - ha concluso - è la difesa dei valori etici senza fare differenza di colore della pelle. Perchè la morte rende tutti uguali».
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