Il Tirreno

Prato

Marocchino massacrò un connazionale rivale nello spaccio. Esclusa la premeditazione

Omicida condannato a sedici anni

P.N.
Il luogo dell’omicidio
◗
Il luogo dell’omicidio

2 MINUTI DI LETTURA





 PRATO. Vale 16 anni di reclusione, secondo il giudice dell'udienza preliminare Anita Davia, uno dei più brutali omicidi che le recenti cronache pratesi ricordino. A questa pena, con lo sconto di un terzo concesso dal rito abbreviato, è stato condannato ieri il marocchino Ahmad Husin, 29 anni, ritenuto colpevole della morte del connazionale ventiquattrenne Lamine Abder Kader, una sfilza di alias e di precedenti penali, massacrato con dieci coltellate la notte del 15 novembre di due anni fa dietro alla stazione di Borgonuovo.  Il pubblico ministero Eligio Paolini aveva chiesto una condanna a trent'anni di reclusione, vale a dire l'ergastolo "scontato" grazie al rito, ritenendo di aver provato che quello di Lamine era stato un omicidio premeditato.  Ma il giudice è stato di diverso avviso, accogliendo in parte le argomentazioni dell'avvocato difensore Cristina Menichetti, che ipotizzava uno scontro tra bande più che un'azione mirata. E così, esclusa l'aggravante della premeditazione e ritenute le circostanze attenuanti equivalenti alle altre aggravanti, si è partiti da una pena base di 24 anni scontata a 16.  I familiari del morto non si sono stracciati le vesti, semplicemente perché sono spariti e non si sono costituiti nemmeno come parte civile. La morte del giovane marocchino sarà presto dimenticata, nonostante avesse tutte le apparenze di una brutale esecuzione. Lamine Abder Kader, detto Khalil, fu punito da due fratelli marocchini (il secondo, all'epoca minorenne, è ancora latitante) perché tentava di inserirsi nel mercato dello spaccio di hashish, controllato da un gruppo rivale. Un omicidio, a dir tanto, per poche migliaia di euro.  Secondo la Procura fu un' azione premeditata. I due fratelli Husin andarono a cercare il connazionale e lo finirono a colpi di coltello, quello mortale alla gola. Gli amici della vittima anziché chiamare il 118 lo portarono sul viale Nam Dinh per farlo soccorrere dagli automobilisti di passaggio.  Ahmad Husin, fuggito all'estero, fu arrestato il 29 marzo dell'anno scorso a La Chaux de Fonds, un paesino svizzero nel cantone di Neuchatel, dove si era rifugiato ed era in attesa di documenti "puliti".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa