La manifestazione
Le polveri accese da un'intervista
G.C.
E su Facebook il sindaco Cenni aveva replicato ai "metodi nazisti"
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PRATO. Le critiche rivolte alla amministrazione comunale per il particolare accanimento nei confronti della comunità cinese (dai metodici controlli nelle confezioni cinesi all'ordinanza "coprifuoco" limitata alla Chinatown) e per l'ormai famosa "cena alla pratese", hanno attirato su monsignor Santino Brunetti, parroco di Maliseti, le minacce di un anonimo. Due giorni fa alla redazione de La Nazione è arrivata una lettera in cui era scritto: «Don Santino Brunetti, amico dei Rom, degli islamici, degli immigrati. Astuto e subdolo contestatore della giunta Cenni. Un nemico da combattere, gli daremo una bella lezione. Smantelleremo il covo di Maliseti dove si annidano i più insidiosi e sporchi oppositori». La firma è Ncpip (noi siamo per la liberazione di Prato). L'ennesima lettera di minacce, dopo quella all'assessore Milone e al capogruppo Pd Massimo Carlesi e al presidente della Circoscrizione Ovest, Giovanni Mosca, non fa altro che confermare il clima pesante che si respira in città quanto si toccano i temi legati all'immigrazione. Ma perché questa dura reazione nei confronti di Don Santino Brunetti? L'antefatto è un'intervista al settimanale Metropoli nella quale il parroco di Maliseti definisce "cena diabolica" quella organizzata nel chiostro di San Domenico per iniziativa della lista civica Prato libera e sicura. E sempre don Santino definiva "Prato città xenofoba" e paragonava i sistemi adottati contro gli stranieri a quelli di Hitler. A queste sue affermazioni ha replicato il sindaco Roberto Cenni su Facebook difendendo l'operato dell'amministrazione comunale: «Rivendico tutto il diritto di ripristinare la legalità e le regole. A Prato non c'è assolutamente razzismo o xenofobia nonostante i moltissimi disagi fatti pesare da chi ha amministrato sui cittadini pratesi con un assedio soffocato e incontrollato di una immigrazione che ha percentuali e velocità d'arrivo e uniche».
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