Sicurezza
Impotenti contro il fiume d'acqua
Pasquale Petrella
Una notte tra i secchi e le auto che fanno l'onda
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PRATO. Quando si va a letto, ed è quasi l'una di notte, fuori c'è un'aria calma e dal cielo scende solo qualche goccia. Nulla lascia pensare al peggio. Ma quando meno di un'ora e mezza dopo, svegliati dal frastuono della pioggia sul lucernaio, ci si affaccia alla finestra del primo piano, via Pasubio non è più una strada bensì un fiume in piena di acqua melmosa. Acqua che ha già superato il marciapiede. A sporgersi ancora un po' di più si accusa il colpo: l'acqua ormai batte contro la porta d'ingresso e si ha la certezza che, seppur non invitata, sia già entrata in casa. La discesa al piano terra dà la conferma: l'acqua ha ormai guadagnato ogni angolo della casa. Che fare? Si cercano degli strofinacci per creare una barriera di qualche centimetro davanti alla porta, ma il primo furgone che passa interpretando più una gara di offshore che di automobilismo fa capire che senza attrezzi idonei è impossibile far fronte a quella piena. Molti chiamano i vigili del fuoco: il telefono squilla, squilla, squilla. Poi si riflette e ci si rende conto che saranno tempestati di telefonate e che buona parte della città probabilmente è nelle stesse condizioni. E poi, cosa avrebbero potuto fare contro quel fiume in piena? Dieci anni fa il problema fu risolto togliendo i tombini, che erano intasati e facendo defluire l'acqua. Allora ci si arma di un bastone e ci si mette alla ricerca dei tombini con l'acqua che raggiunge i polpacci. Altre macchine passano ed il problema ora sono loro, la loro velocità, le onde che sollevano e che entrano senza freni in casa. Un cenno con le mani all'automobilista successivo affinchè moderi la velocità non è sufficiente. Allora bisogna mettersi al centro della carreggiata e costringere lui e chi lo segue a procedere a passo d'uomo. L'operazione funziona. Bisognerebbe chiudere la strada al traffico: ma sbirciando fino in via Pistoiese, non si vede niente che possa servire allo scopo. Meglio rimettersi alla ricerca dei tombini: trovato il primo lo si libera, ma l'acqua non defluisce. Sull'altro lato della strada ce n'è un secondo, poi un terzo e un quarto, ma è tutto inutile. Altri vicini arrivano in strada e qualcuno impreca contro tutto e tutti. C'è chi ha chiamato i vigili urbani, chi la polizia e chi i carabinieri, ma di sirene non se ne sentono neppure in lontananza. Poi dal cielo arriva la tregua. Non piove più e il livello si abbassa di quei pochi millimetri che bastano perchè scenda sotto la soglia del portone d'ingresso. Il fiume scorre veloce verso via Pistoiese e arriva l'ora di armarsi di secchio e granata per cominciare a liberare la casa dall'acqua. Sono passate le 5 quando sopra i tombini si formano i mulinelli. Finalmente. Le fogne hanno ripreso a raccogliere l'acqua. Si sentono anche le sirene sempre più vicine ma non si fermano in via Pasubio, proseguono in via Ciulli. Poco dopo si saprà della tragedia mentre, bagnati, stavolta di sudore, si spostano mobili e si riempiono secchi d'acqua da ributtare all'esterno. Quando passa il primo autobus ci si accorge che è già passata anche la notte. Sono quasi le sei e via Pasubio è tornata ad essere una strada.
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