Finanza
La Procura indaga sul decesso di un settantenne. I figli parlano di un equivoco nel referto della Tac
Muore dopo il doppio intervento
Paolo Nencioni
◗
Una sala operatoria Sopra la TacI familiari in un esposto: seconda operazione inutile, errore medico
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. E' entrato in ospedale per una colite cronica e ne è uscito un mese dopo in una bara. Oltre al dolore dei familiari, la morte di un uomo di 74 anni, avvenuta lo scorso 15 settembre nel reparto di Rianimazione, ha lasciato uno strascico giudiziario, perché i figli hanno presentato un esposto in Procura nel quale chiedono che venga fatta luce sulle cause del decesso e su eventuali errori medici. La dolorosa vicenda è iniziata la mattina dell'11 agosto. Quel giorno Piero Falcini, residente in città, viene ricoverato al "Misericordia e Dolce" per dolori addominali e febbre alta. Due mesi prima era stato ricoverato per una settimana in seguito a uno svenimento, erano stati fatti gli esami del caso e non era risultato niente di preoccupante. L'11 agosto Falcini viene dunque ricoverato nel reparto di Chirurgia d'urgenza e gli viene diagnosticato un ascesso addominale con fistola. I medici optano per una terapia farmacologica e il paziente dà segni di miglioramento, ma all'inizio di settembre, il 2, si manifesta un'infezione con febbre alta e si decide per l'operazione, che verrà eseguita il 4. Dopo oltre sei ore di intervento, ai familiari viene detto che l'operazione è andata bene e non ci sarà bisogno della terapia intensiva. Ma nei giorni seguenti la situazione non è incoraggiante, Falcini ha tosse, singhiozzo e febbre. I familiari se ne lamentano con un paio di medici, tra cui quello di turno il 9 settembre, che dà sostanza ai loro dubbi sostenendo che a suo parere l'intervento chirurgico avrebbe dovuto essere eseguito in tempi più rapidi. Lo stesso giorno viene disposta una Tac per escludere complicazioni dovute all'operazione e alle 22, sempre secondo i familiari, il radiologo informa verbalmente il medico del reparto che la situazione dell'addome è normale per un soggetto operato da soli cinque giorni. Piero Falcini viene portato al quinto piano, ma poco prima di mezzanotte arriva il risultato scritto della Tac che mette in allarme la dottoressa di turno, perché il referto sarebbe diverso da quello comunicato a voce. Vengono richiamati d'urgenza due chirurghi e si procede a un secondo intervento. Ma al termine dell'operazione uno dei medici confida ai familiari che in realtà non c'era niente di quanto evidenziato dal referto della Tac e che che se l'avessero saputo prima non avrebbero operato. Un piccolo giallo. Il giorno dopo lo stesso medico riferisce ai familiari che è accaduta una cosa deplorevole (cioè è stata riferita un risultato a voce e un risultato diverso per iscritto). La frase, secondo i figli di Falcini, sarebbe stata detta alla presenza di almeno quattro persone. Il paziente ormai è in Rianimazione. Il 13 settembre viene intubato a causa di un focolaio di polmonite. I medici dispongono la dialisi per ovviare a problemi renali, ma la mattina del 15 la situazione precipita e i familiari di Falcini fanno appena in tempo ad arrivare in ospedale per sentirsi dire che purtroppo il paziente è morto. La mattina seguente Paolo e Carolina Falcini, figli della vittima, assistiti dall'avvocato Massimo Taiti, si presentano negli uffici della sezione di polizia giudiziaria della Finanza presso la Procura e firmano un esposto che ora è sulla scrivania del sostituto procuratore Sergio Affronte. Vogliono sapere se davvero è stato fatto tutto il possibile per salvare il padre o se qualche mancanza (l'operazione ritardata, la confusione sui risultati dalla Tac) può aver accelerato la fine del pensionato. Un uomo, dicono, che fino a qualche settimana prima andava in giro per i boschi senza problemi. Al momento non ci sarebbero indagati, in attesa degli accertamenti sulle cartelle cliniche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
