Attenzione
L'ingegnere progetta il nuovo Pd
Ilenia Reali
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Stefano Ciuoffo nel suo ufficio con Romagnoli su un cantiere e sotto festeggia coi Cavalieri Timido e testardo, il modello è la dottrina sociale della Chiesa
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PRATO. Sua nonna era napoletana. E' da lei ha preso la capacità di star bene con gli altri, di provare gioia a radunarsi con gli amici. Il nonno era tenente colonnello del Genio militare. E di lui porta dentro l'esempio: etica, valori, rispetto delle istituzioni. Stefano Ciuoffo però è soprattutto ingegnere. Capacità mentale e ingegno, traducendo dal latino ingenium. Progetta e costruisce. Per professione e per indole. Album di ricordi Il viaggio della vita di Ciuoffo, candidato segretario del Pd, comincia in Sardegna il 26 ottobre del 1950. Siamo in un piccolo paese del Nuorese e il piccolo Stefano è lì quasi per caso. Il babbo, originario di Napoli ma trapiantato a Trieste lavora come geometra per un impresa che costruisce un bacino idroelettrico. La mamma fiorentina, ostetrica, ha vinto un concorso e lasciati baracca e chicchi - e senza non poche ostilità da parte della famiglia vista l'epoca - s'è trasferita da un po' di tempo in Sardegna. «Ho lasciato Lanusei per arrivare a Montepiano, dove mamma aveva deciso di trasferirsi per avvicinarsi a casa - racconta Ciuoffo - che ero bambino». In testa il ricordo della grande piazza di Lanusei, la scalinata della loro casa, la chiesa, quasi una cattedrale. «Ci sono tornato a 18 anni, più o meno dieci anni dopo», ricorda l'ex assessore. «E da quella visita è nato un aneddoto che racconto spesso. La cattedrale era in realtà una piccola chiesa, le scale un pertugio. La piazza una piazzetta. Ricordavo tutto in un'altra scala. E' stato un insegnamento: nel tempo cambiano le persone, il punto di vista sui luoghi». I mattoni di Montepiano E' a Montepiano che Ciuoffo di fatto cresce («ricordo la mia camera con, in inverno, una lastra di ghiacco sulla parete e la vasca dove ci lavavamo riempiendola d'acqua con un fiasco»). E' al Cicognini che si forma («arrivavo da Montepiano con le neve sulle scarpe. Ero timido e un po' imbranato»). E' con la squadra di rugby dove ha giocato in prima squadra che acquisisce sicurezza «è nello sport che ho trovato la mia prima attitudine». Montepiano, anche oggi che vive a Prato con la famiglia, è un po' il suo rifugio. Qui ha acquistato un rudere in mezzo al bosco e in quattro mesi l'ha rimesso a posto con l'aiuto di tanti amici improvvisatisi carpentieri e muratori. «Abbiamo messo un mattone sull'altro. E' stato un grande divertimento ricostruire preservando tutto quello che c'era di vecchio. C'era sempre un mare di gente che veniva per dare una mano. E' stata una bella sfida. Ho provato più gioia nei mesi della ristrutturazione che quando poi la casa era finita. Mi accade un po' in tutto: mi piacciono più i percorsi per arrivare a qualcosa che il risultato finale». Le fondamenta Ciuoffo è un uomo complesso. Le sue analisi non sembrano mai di superficie. «Col babbo geometra - racconta - da bambino sono cresciuto giocando con le gru. Ma non era solo una spinta dovuta alla familiarità con l'edilizia che mi ha fatto diventare ingegnere. E' il mio bisogno, l'inclinazione naturale, a guardare in tutto ciò che mi circonda le fondamenta, a capire come una cosa sta in piedi. E' come se la città, gli edifici, fossero una grande macchina. Per conoscere bene ogni cosa sento il bisogno di partire dai meccanismi». La sensazione è che Ciuoffo sia davvero un grande osservatore. Degli altri, di se stesso. «Sì sono timido», risponde a domanda precisa. «Ho il limite di avere difficoltà ad aprirmi. Sento sempre quando sto con gli altri che a dire poco di se stessi si perde qualcosa. E' questo un altro percorso della mia vita, insieme allo sport, alla politica, alla professione: tentare di creare condivisione». «Per fortuna ho avuto buoni maestri. E buoni amici con cui ancora faccio sport. La passione per il rugby, la barca, la maratona». Quella di New York l'ha fatta in meno di quattro ore. E lo racconta quando gli chiediamo cosa ancora non ha raccontato di sè. Non mollare «Sono testardo fino all'inverosimile. Ho rischiato di non risalire in superficie per aspettare troppo tempo un pesce a venti metri di profondità, mi sono spaccato la testa mille volte a rugby. La sfida di accettare di fare l'assessore all'urbanistica, quella di candidarmi a segretario del Pd». Quasi un mulo. Per tornare alla sua Sardegna. Razionalità, caparbietà ma anche sensibilità. Un aspetto questo che emerge per la sua passione per l'arte. «Da giovane - sottolinea - avevo una buona mano. Ancora oggi riesco a descrivere meglio le cose disegnandole anziché parlando. Sento forte il senso estetico, mi piacciono le arti grafiche». Una sensibilità che emerge anche nei rapporti con gli altri, con la fede. Nel suo ufficio c'è un crocifisso. Un Gesù Cristo con intrecciato un rametto di olivo benedetto. Viene fuori con forza dalla parete bianca. «La dottrina sociale della Chiesa - commenta - è il sistema di valori che prendo a riferimento per la politica».
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