Proteste
«Uscire dal tunnel è possibile»
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Il professor Marco Bellandi Il professor Bellandi suggerisce le vie d'uscita
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ARTIMINO. La crisi di Prato come summa di problemi strutturali non risolti e vie d'uscita non semplici ma nette. Marco Bellandi, professore ordinario di Economia Applicata all'Università di Firenze, è fiducioso. Prato ha tanto da dare e molti mezzi per farlo. Il primo concetto prevede il liberarsi dal sentimento di irriproducibilità. Prato cioè può avere problemi e soluzioni simili ad altri Distretti. «Tutti i Distretti sono diversi gli uni dagli altri ma è ovvio che possono avere modelli e traiettorie simili - comincia Bellandi - Lo scopo degli studi che, per esempio, presentiamo da vent'anni ad Artimino, hanno proprio lo scopo di fornire agli imprenditori chiavi di lettura e strumenti operativi nuovi». Poi c'è la consapevolezza di come è arrivata la crisi. «Una situazione di grande difficoltà generale si è innestata su problemi strutturali irrisolti, accumulatisi per tutti gli anni '90 - spiega Bellandi - A Prato nessuno ci ha fatto caso perchè le cose andavano bene e i problemi sono stati definitivamente messi nel cassetto con la crescita della decade successiva. Insomma, è mancato il senso di emergenza per la crisi in arrivo - aggiunge - Soprattutto perchè i redditi sono rimasti alti lo stesso e quando è arrivata la grande crisi Prato s'è trovata addosso anche tutti gli altri problemi che non ha mai cercato di risolvere». Quindi, la certezza che gli strumenti il Distretto li possiede già e, anzi, ne possiede più di altri. «Il settore tessile subisce una riduzione necessaria e allora occorre ramificare la filiera per creare nuove occupazioni e sviluppare l'alta tecnologia - dice Bellandi - E' ovvio che c'è bisogno di una correzione generale e soprattutto c'è bisogno di grandi investimenti nella nuova industria. Le distanze culturali con i cinesi non facilitano certo la situazione ma Prato è sempre stata una città "multipopolare" e prima o poi sarà come Melbourne, che ha eletto un sindaco d'origine cinese. Comunque - continua Marco Bellandi - Se solitamente la via d'uscita prevede il connubio tra ricerca, università e industria, qui abbiamo addirittura due fattori in più da utilizzare. Certo - conclude - Non abbiamo la capacità di programmazione che possiedono altre nazioni, ma abbiamo due cose che poche realtà si possono permettere: la creatività e un grande artigianato».
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