Il Tirreno

Prato

Nuova vita per l'ultimo lavatoio

Il lavatoio di Morecci
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Il lavatoio di Morecci

Negli anni Settanta fu salvato dalla demolizione: adesso sarà restaurato

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 MONTEMURLO. Quello di Morecci è l'ultimo sopravvissuto dei principali lavatoi di Montemurlo. Un pezzo di un paese che non c'è più e che l'amministrazione intende adesso restaurare grazie ad un accordo con la Provincia. Lo salvò Domenico Ricci, un dipendente comunale oggi in pensione, che negli anni '70 s'oppose alla demolizione decisa dal sindaco Micheloni per motivi d'igiene.  Un lavatoio con un sistema di approvvigionamento dell'acqua unico a Montemurlo. Venne costruito alla fine dell'Ottocento ed è disposto su due livelli. Sul piano di via Morecci si trova la fontana comunale, allacciata prima all'acquedotto della Rocca e dal 1950 a quello comunale, e su cui si può ancora vedere il gancio di ferro che serviva per agganciare le "mezzine", le brocche di rame che fino alla metà del secolo scorso servivano per rifornire d'acqua potabile le case della zona. E'una delle ultime fontane pubbliche rimaste a Montemurlo, una delle poche sopravvissute alla chiusura imposta da Consiag negli anni '80. E' però il secondo livello, quello delle due vasche in pietra dove sono stati lavati generazioni di panni montemurlesi, che nasconde il segreto del lavatoio di Morecci. I due fontanili in pietra vengono infatti riforniti costantemente dall'acqua del torrente Stregale, che corre proprio di fianco. Ma le vasche non rimangono mai a secco, nemmeno durante l'estate, e questo perchè l'acqua viene pescata dalle "Pescinelle", dei veri e propri pozzi nell'alveo dello Stregale. Il restauro concordato tra Comune e Provincia e approvato mercoledì sera in Consiglio Comunale all'interno delle modifiche del programma delle opere pubbliche, prevede la spesa di circa 30mila euro e l'installazione di impianto fotovoltaico. Consiste soprattutto nella sostituzione dell'attuale copertura del lavatoio, quella realizzata negli anni Cinquanta dall'allora sindaco Menicacci. Le travi in legno e i coppi che all'epoca minacciavano l'incolumità delle donne montemurlesi vennero così sostituite da travi in ferro e una lastra in eternit. A.P.

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