Sicurezza
Missione in Armenia per la docente universitaria Caloffi
Il distretto tessile preso a modello nell'Europa dell'Est
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ARTIMINO. Il Distretto come modello di sviluppo tessile nel 2010. Sembra un paradosso ma in paesi come Moldavia, Romania e Armenia è una realtà che risponde a volontà politiche ben precise. Annalisa Caloffi, docente di Economia Applicata all'Università di Firenze, è una degli esperti chiamati nei paesi che vogliono entrare nel mondo tessile. Un modello organizzativo che piace all'Europa e che l'Europa consiglia, favorito anche dalla fama che da sempre lo accompagna. Succede così che il Distretto tessile diventi un modello che a breve verrà adottato in molti paesi dell'Est. «In questi paesi c'è un grande interesse nei confronti del Made in Italy, anche da un punto di vista organizzativo. Il Distretto è uno strumento per la cui adozione l'Europa mette a disposizione molti fondi - spiega Annalisa Caloffi - E' quindi ovvio che in certi paesi la politica spinga in modo molto forte per la loro creazione». Ricercatori, imprenditori ed esperti chiamati a spiegare come funziona, quali sono i pregi, quali i difetti e le prospettive di un Distretto tessile. Tra pochi giorni, Annalisa Caloffi partirà per l'Armenia. «Io spiego loro che la nostra esperienza è diversa, ossia c'è una tradizione alla base della nostra realtà tessile e soprattutto che la nascita del Distretto tessile è stata spontanea - spiega - E' fondamentale poi che ci sia una leadership privata e che sia questa a sviluppare una strategia di posizionamento nel mercato globale». E chissà com'è adesso la situazione della Cina. «Una volta, almeno fino al 2005, i cinesi erano aperti a collaborazioni e joint venture anche con produttori italiani - spiega la docente di Economia Applicata esperta di sistemi di sviluppo locale - Adesso invece non hanno più bisogno quasi di nulla. Francia e Germania sono state le nazioni più furbe: hanno investito molto in Cina e adesso sviluppano progetti complessi da guidare passo dopo passo».
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