Un viaggio nel lager Le voci e le immagini dell'orrore indicibile
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Uno scorcio del nuovo allestimento del Museo della deportazione e della Resistenza 4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. «Se qualcuno non ci crede, io lo posso anche capire. Perché se non l'avessi visto con i miei occhi, non ci crederei nemmeno io». Questa frase tratta dalla testimonianza di Maria Rudolf, ex deportata nei campi di concentramento nazisti, è l'incipit dei sette video che concorrono a comporre il nuovo percorso museale del Museo della Deportazione e Resistenza di Figline, luogo simbolo della resistenza, dove furono impiccati 29 partigiani della brigata Buricchi dai tedeschi in ritirata, proprio quel 6 settembre 1944 che vide la liberazione della città. "Con i miei occhi" è anche il titolo del nuovo percorso, curato dalla direttrice del museo Camilla Brunelli e dal regista Gabriele Cecconi. «E' un percorso in un campo di concentramento virtuale - spiega Camilla Brunelli - diviso in sette stazioni. Ogni postazione video illustra una parte della vita nel campo di concentramento: l'arrivo, il lavoro, la fame, le malattie, le esecuzioni sommarie, le selezioni per le camere a gas fino ad arrivare alla liberazione». I video sono letteralmente incastonati in strutture che sembrano spuntare dal pavimento della sala espositiva, in un allestimento curato da Alessandro Pagliai. La sala è volutamente buia, il percorso da seguire semicircolare e il singolo visitatore viene munito di cuffie wireless con cui ascoltare le parole dei sopravvissuti senza essere disturbato. «Abbiamo anche visitatori dall'estero, e l'Unione Europea ha contribuito a questo progetto - spiega Brunelli - quindi abbiamo sottotitolato tutto in inglese. Vengono spesso tedeschi e austriaci, visto che Prato ha fatto un gemellaggio di pace con Ebensee, grazie soprattutto all'ex deportato politico Roberto Castellani. Vengono anche i ragazzi australiani della Monash University. Per i gruppi con la guida abbiamo i diffusori, che trasmettono l'audio dagli altoparlanti». Gli occhi che hanno visto i campi di concentramento sono stati molti; da quella che è l'attuale provincia pratese sono stati portati via in 152, sia per motivi politici, quale lo sciopero generale del marzo 1944, che per motivi razziali: sono tornati solo in 24. «Essendo una fondazione di interesse regionale, la maggior parte delle testimonianze audiovisive ci sono state fornite da ex deportati toscani - dice la direttrice - pratesi compresi. Per completezza abbiamo anche raccolto testimonianze di ex deportati rom e sinti, omosessuali e testimoni di Geova». «E' stato un lavoro enorme - aggiunge Cecconi - abbiamo selezionato 90 minuti di testimonianze, su più di 10 ore che avevamo a disposizione. Abbiamo ristretto il campo, prediligendo le testimonianze che parlavano della vita all'interno dei campi; tutto ciò che abbiamo raccolto è stato comunque catalogato ed archiviato in digitale» in modo da poter essere riutilizzato e mantenuto, perché «in un momento come questo, dove il revisionismo e il negazionismo si fanno sentire, è nostro dovere conservare queste testimonianze - conclude Camilla Brunelli - La maggior parte delle persone che i visitatori vedranno in video purtroppo non ci sono più, ma è nostro preciso dovere farli continuare a parlare. Nei video sono riportati solo il nome e il cognome di chi sta parlando, ma all'entrata c'è un pannello con una biografia minima di ognuno di loro». Uno degli ex deportati è Mauro Betti, autore del libro "Buio e luce", ed ha presenziato all'inaugurazione del nuovo percorso museale. «La prima impressione entrando nel campo fu ottima: (...) Sulla destra c'erano altre baracche, ma una mi colpì perché aveva un'alta ciminiera, e mi fu detto che era il "crematorium"». Di nuovo: «Se non l'avessi visto coi miei occhi, non ci crederei nemmeno io» Valentina Ceccatelli La rassegna al Fabbricone In scena gli studenti del Buzzi Nuovo appuntamento stasera alle 21 al Fabbricone con "A teatro da protagonisti", la rassegna promossa da Provincia e Metastasio. Stasera toccherà agli studenti dell'istituto Buzzi che porteranno in scena "Con te ho chiuso" di Mark Ravenhill. Il testo di Ravenhill è ispirato ad un atto unico di Molière, "Le preziose ridicole", nel quale due donne respingono i loro pretendenti perché sprovvisti delle buone maniere ritenute dall'autore false e soffocanti. Le protagoniste sono quattro ragazze che credono di riscattare la propria vita diventando famose attraverso un legame affettivo con personaggi famosi dello spettacolo. Il biglietto d'ingresso costa 3 euro (biglietteria del Metastasio). Info: 0574 608501.
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