Sicurezza
Processo a Yao Guangming, confezionista e asso delle 18 buche
Il cinese campione di golf accusato di copiare i modelli
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Yao Guangming sul green del Golf club Le Pavoniere2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. «I cinesi ci copiano!». Non è certo la prima volta che il grido d'allarme risuona nel distretto tessile pratese, ma stavolta è un colosso bolognese dell'abbigliamento, la Imperial spa, a puntare il dito contro due tra i più noti pronto moda orientali del Macrolotto di Iolo, l'Alisé di via Friuli Venezia Giulia e il Fashion Vogue della vicina via Calabria. La società bolognese accusa le due aziende di aver copiato e riprodotto senza autorizzazione i propri modelli di abbigliamento donna e ha portato in Tribunale i rispettivi titolari. Non si tratta del classico caso di contraffazione di un marchio. Quando nell'ottobre del 2008 i militari della guardia di finanza andarono a sequestrare centinaia di capi d'abbigliamento alla Fashion Vogue e alla Alisé non trovarono riprodotto il marchio della Imperial. Portarono via gonne, pantaloni e camicie con altri marchi, che però, secondo la Procura, riproducevano fedelmente i modelli pensati solo pochi mesi prima dall'azienda bolognese. Il problema, per i cinesi, è che quei modelli erano stati registrati e ora l'accusa sostiene che non potevano essere copiati, anche apponendo un marchio differente. E' la stessa accusa contestata pochi giorni fa ad altri confezionisti cinesi dalla spagnola Desigual, che ha inviato i propri tecnici da Barcellona per far periziare cappotti e maglioni praticamente uguali a quelli originali, ma con un altro marchio. Sul banco degli imputati, come amministratore della Alisé, c'è un confezionista cinese molto noto nella comunità, non solo per la sua abilità imprenditoriale. Si tratta di Yao Guangming, 33 anni, uno dei tre orientali iscritti al Golf club delle Pavoniere, vincitore di numerosi premi sul green di Tavola. La Imperial spa, ora rappresentata dall'avvocato Eugenio Zaffina, nel 2008 venne a sapere che tra Prato e Firenze erano in vendita modelli molto simili, per non dire uguali ai suoi. Fu incaricata un'agenzia di investigazioni e partì un esposto alla Procura che fece scattare un paio di perquisizioni alla Alisé e alla Fashion Vogue. Ieri davanti al giudice monocratico ha deposto il consulente della difesa, rappresentata da Cristina Meoni. Il tecnico ha sostenuto la tesi che "così fan tutti": le piccole confezioni sarebbero costrette a rincorrere le tendenze degli stilisti di aziende più grandi, altrimenti non possono stare sul mercato. Ma un conto è seguire una tendenza, ha obiettato la parte civile, altra cosa è copiare pedissequamente un modello registrato. Oltre al perito sono stati ascoltati la moglie di Yao, un finanziere e gli investigatori privati. Il giudice ha poi rinviato all'udienza di gennaio.
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