Il dolore
I disoccupati sono oltre 26.000
Sara Camaiora
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Giorgi vice presidente della Provincia I più penalizzati dalla crisi sono le donne e chi ha meno di 29 anni
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PRATO. Se la crisi comincia a perdere la sua aggressività le criticità a livello occupazionale persistono, soprattutto per quanto riguarda donne e giovani: preoccupante il calo del 22% tra le assunzioni femminili nella fascia d'età tra i 25 e i 29 anni. Al Centro per l'impiego ci sono oltre 26.000 persone iscritte come disoccupati. E per ogni offerta sono interessate 30 persone. E' quanto rivela il report sul mercato del lavoro, precisamente sui flussi contrattuali, relativo al trimestre aprile-maggio-giugno 2010, confrontati con quello precedente e con lo stesso periodo del 2009, curati dall'Osservatorio provinciale del lavoro. I dati sono stati discussi ieri in un seminario cui hanno partecipato la vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi, Giancarlo Carboncini del servizio Lavoro della Provincia, Saverio Langianni di Asel, il direttore del Centro per l'impiego Michele Del Campo e il professor Piero Ganugi dell'Università Cattolica di Milano. Mobilità, cassa integrazione e liste di disoccupazione. «Si intravede un filo di speranza rispetto allo scorso anno», sostiene la Giorgi. «Gli indicatori di crisi sono in lieve diminuzione». Nel secondo trimestre 2010 sono stati 420 gli iscritti alle liste di mobilità, un calo del 22% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, quando gli inserimenti erano stati 543. Un dato che però preso da solo non può indicare la tendenza anche perché da tempo la mobilità viene posticipata inserendo periodi di cassa integrazione. In riferimento allo stesso trimestre, le procedure di cassa integrazione straordinaria sono state avviate da 11 aziende del tessile e da una del settore trasporti e hanno riguardato 364 lavoratori su 380 totali (dato quest'ultimo spiegabile con il fatto che la cassa integrazione viene richiesta in linea generale per tutti i dipendenti a rotazione): tra aprile e giugno 2009 sono state invece 17 e hanno coinvolto 590 lavoratori, su un totale di 616 dipendenti tra le imprese interessate. Inoltre, se sono in crescita le aziende che si rivolgono al Centro per l'impiego, soprattutto provenienti dal tessile, per una sola richiesta si candidano almeno 30 persone. Al 30 giugno 2010, hanno dichiarato di voler utilizzare i servizi del Centro per l'impiego, inserendosi nella classe "disoccupati", 26.532 lavoratori: nel primo trimestre le iscrizioni sono state 2.194, 1.104 fino ai 25 anni di età. Avviamenti e cessazioni di rapporti di lavoro. Tra aprile e giugno 2010 ci sono state 207 assunzioni in più rispetto ai licenziamenti. Complessivamente nel primo semestre dell'anno le movimentazioni sono state 19.155, contro le 17.426 dell'anno precedente. Saldo positivo soprattutto nell'abbigliamento, nei servizi alla persona, nel commercio e nel tessile, settore in controtendenza con un alto tasso di avviamenti giovanili: più 36% sotto i 25 anni, più 29% tra i 25 e i 29 anni, più 20% tra i 39 e i 49 anni. Ha avuto un buon esito, inoltre, il pacchetto lavoro offerto dalla Provincia, con tirocini retribuiti di durata semestrale: ne sono stati avviati 175, 8 sono stati portati a termine e 4 sono diventati un rapporto di lavoro, anche se le domande totali sono state oltre 1000. Sono 270 attualmente i posti resi disponibili dalle imprese per il progetto. Precarizzazione del lavoro: la situazione di donne e giovani. Tra le ultime assunzioni, solo il 37% dei contratti sono a tempo indeterminato. Cala anche il determinato "classico" ed è boom di contratti a progetto e interinali, meno stabili e con meno garanzie. «Ciò mette in crisi i rapporti di lavoro e vengono meno le professionalità», afferma la vicepresidente Giorgi. «Per questo, abbiamo avviato una ricerca coordinata dal professor Ganugi per capire che tipo di mobilità c'è dal lavoro precario a quello a tempo indeterminato». Preoccupante la disoccupazione giovanile: le assunzioni tra i maschi nel primo semestre 2010 calano del 10% nella fascia d'età tra i 25 e i 29 anni, del 13% tra i 29 e i 39. Ancora più grave la situazione femminile: addirittura -22% tra i 25 e i 29 anni e -16% tra i 29 e i 39. «Le donne trovano lavoro più difficilmente e lo perdono più facilmente, un problema generale dell'Italia che però nel nostro distretto non si era mai fatto sentire in maniera così pesante», sottolinea la Giorgi.
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