Il Tirreno

Prato

Cravedi: «I medici sono sufficienti»

Il direttore Bruno Cravedi
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Il direttore Bruno Cravedi

Il direttore generale invita gli utenti a pazientare

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 PRATO. Il pronto soccorso è costantemente preso d'assalto. Di ciò è perfettamente consapevole il direttore generale dell'Asl, Bruno Cravedi, che per questo motivo ha avviato importanti interventi strutturali, nonostante sia in atto la costruzione del nuovo ospedale.  Dottor Cravedi, ieri l'altro in reparto c'erano 5 medici e 8 infermieri per rispondere a un numero di utenti che più volte ha superato la cinquantina. Non le sembrano pochi?  «No, il numero è adeguato. Riguardo al personale, c'è un altro problema, ovvero l'alta turnazione. Trattandosi di un servizio impegnativo e venendo persone da fuori, tramite i concorsi, è difficile che ci sia una stabilizzazione del personale».  Gli utenti lamentano spesso lunghe attese, non per quanto riguarda le emergenze, che vengono risolte celermente ma per la fase successiva: non capiscono se verranno ricoverati, se c'è posto o no nei reparti. Come affrontate il problema?  «Gli utenti non si rendono conto che le patologie più complesse sono da monitorare e che questo richiede tempo. Una volta che il paziente viene "triagiato" ci sono fasi di controllo successive che richiedono tempi obbligatori e a cui il paziente può reagire in vari modi. Quanto ai trasferimenti in reparto e alle successive analisi, scontiamo l'avere un ospedale vecchio: la sala di diagnostica è al primo piano questo crea disagio e dispersione. E' necessario avere un punto per gli esami radiologici all'interno. E poi, certo, è necessario informare meglio e su questo stiamo ancora lavorando».  Per le informazioni è già attivo il Servizio Accoglienza o Hosting Service ma per avere notizie adeguate bisogna sempre insistere, sostengono molti familiari di pazienti. Che ne pensa?  «Proprio per la situazione delicata che c'è al pronto soccorso ci capito almeno un paio di volte a settimana e ogni volta raccomando all'Hosting di turno di prendere l'iniziativa, informando lui stesso le persone e magari anche offrendo loro qualcosa da bere».  Per quanto riguarda i criteri di urgenza pensa che ci siano delle incongruenze? Ieri l'altro per esempio una signora lamentava la troppa attesa della madre diabetica.  «Non ho alcun dubbio sulla competenza del personale del pronto soccorso. Con la diabetologia, poi, abbiamo un percorso diretto tramite cui inviare i pazienti che necessitano supporto specifico. Il problema è la soggettività, ogni paziente crede sempre di avere la maggiore urgenza».  Un altro aspetto: la presenza di stranieri che parlano l'italiano. Siete in grado di fronteggiare adeguatamante la situazione, visto l'alto tasso di immigrati in città?  «E' sempre possibile chiamare mediatori e sono disponibili 3 operatori cinesi. Sarebbe necessaria una permanenza continua e non su chiamata e per questo abbiamo fatto una richiesta all'assessore regionale, ma purtroppo al momento non c'è la disponibilità economica». S.C.

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