Sicurezza
«A Prato serve un nuovo patto sociale»
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Unazienda tessile L'analisi dell'economista Dei Ottati: «Affrontare il nodo immigrazione»
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CARMIGNANO.Lo ripeteva già nel 2006 e lo ripete adesso, a margine degli "Incontri di Artimino sullo sviluppo locale 2010". «Far dialogare la ricerca universitaria con l'industria, con la produzione». Così l'economista fiorentina Gabi Dei Ottati, esperta del distretto pratese, spiega la strada maestra che Prato, ma non solo, deve imboccare. «Le aziende dimostrano di non farcela più ricorrendo solo alle forze di mercato e a meccanismi interni - aggiunge - Per rilanciare i sistemi locali occorre una presa di coscienza in sede di regia, c'è bisogno cioè di attori forti che si accollino il ruolo di coordinamento nel dialogo tra ricerca e industria. A Prato, poi, serve un nuovo patto sociale». Se la strada infatti sembrava già tracciata allora, adesso è il contesto pratese ad essere cambiato. Un problema, quello dell'immigrazione, che finora evidentemente non è stato affrontato nel modo corretto. «E' inutile girare intorno al problema - spiega la docente dell'Università di Firenze - L'immigrazione conta molto sull'economia di un sistema e questo non può non essere tenuto di conto. Occorre piuttosto rimboccarsi le maniche e cominciare un'azione consapevole di coordinamento. Agli studiosi spetta il lavoro di intepretazione - conclude - Sono gli attori politici e sociali invece, quelli che devono promuovere reali indirizzi di cambiamento». A.P.
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