Il Tirreno

Prato

Una strada contro i nomadi

Barbara Burzi
A destra, un momento dell’incontro con i cittadini; uno dei camper dei nomadi; l’assessore Milone che controlla; il presidente Mosca (a destra) con un residente
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A destra, un momento dell’incontro con i cittadini; uno dei camper dei nomadi; l’assessore Milone che controlla; il presidente Mosca (a destra) con un residente

Sporcizia, minacce, abusi edilizi: gli abitanti non ne possono più

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PRATO. Via Capitini in rivolta contro i nomadi accusati di rendere impossibile la vita ai residenti della zona. Schiamazzi notturni, atti di vandalismo contro le auto in sosta nonché insulti ai cittadini, provocazioni e abbandono di qualsiasi tipo di rifiuto - escrementi compresi - negli spazi verdi circostanti: sono le accuse dirette alla comunità di Rom insediata nella frazione di Galciana. Una battaglia in corso da tempo nel quartiere popolare, ma che adesso vede i suoi protagonisti ormai ai ferri corti. Gli abitanti dei condomini sono esasperati dalla situazione di degrado. E minacciano di «prendere il fucile in mano», passando dalle parole ai fatti, se il sindaco non interverrà al più presto per allontanare definitivamente dalla strada i camper dove alloggerebbero numerosi membri di un clan nomade. «Non è questione di razzismo - è il commento della gente - ma di diritto al quieto vivere».  La situazione è esplosa nei giorni scorsi quando alcuni abitanti del quartiere si sono dati da fare raccogliendo 180 firme per denunciare il caso al sindaco Cenni e al questore. Dopo le numerose segnalazioni, le telefonate in redazione, e dopo i servizi che il Tirreno ha dedicato alle posizioni dei residenti di via Capitini, la nostra redazione ha organizzato un incontro con i rappresentanti dei cittadini, presente anche il presidente della Circoscrizione Ovest Giovanni Mosca che più volte si è fatto interprete dei disagi della gente del quartiere. Non sono mancati momenti di tensione al centro sociale dove si è svolto l'incontro al quale è intervenuto a sorpresa anche l'assessore Aldo Milone avvisato dal capogruppo Pdl della Circoscrizione Andrea Priolo, che a sua volta aveva saputo di questo sopralluogo in via Capitini da una barista della zona.  L'incontro si è trasformato in una manifestazione spontanea per dire stop al campo nomadi nel quartiere. «E' una situazione gravissima - attacca Giovanni Mosca - tant'è che proprio stamattina ho scritto al sindaco Cenni chiedendogli di farsi carico di questo problema e invitandolo a venire a vedere con i suoi occhi come vivono i suoi cittadini da queste parti. E' il momento di lasciare da parte le polemiche politiche di questi mesi e di occuparsi dei problemi veri della gente» afferma il presidente di Quartiere.  La questione di via Capitini non è mai stata risolta. Specie da quando la capo famiglia del clan nomade ha ottenuto l'assegnazione di una casa proprio in via Capitini. Dal numero 40 dove in passato la donna con la sua famiglia aveva causato problemi che hanno richiesto l'intervento delle forze dell'ordine, è stata trasferita in un appartamento al civico 22 portandosi dietro tutto il clan. «Ci vivono in 30 o 40 - grida una signora - basterebbe venire a controllare. Senza contare quelli che si ritrovano ogni sera qui sotto a bivaccare, schiamazzano fino all'alba impedendoci di dormire». L'accusa è anche di abusi edilizi: «Hanno completamente modificato l'appartamento - continua un'altra donna - Per una cosa del genere chiunque di noi avrebbe perso il diritto all'alloggio popolare».  «Quando hanno visto che raccoglievamo le firme hanno minacciato di fare del male ai nostri figli - racconta un signore - di tirare le bombe e danneggiato le auto in sosta, talvolta, con il fuoco». Una signora anziana racconta di ricevere sistematicamente degli insulti: «Ho paura - dice - perché vivo da sola e sono malata di cuore». Dito puntato anche per i rifiuti abbandonati dopo gli improvvisati bivacchi: «Usano le aiuole come gabinetti - dice il signor Antonio - e cucinano con le bombole del gas che lasciano aperte».  Immediata la risposta dell'assessore Aldo Milone, rimproverato di occuparsi solo del Macrolotto zero. «Verificherò se nell'appartamento ci dormono davvero trenta persone dopodiché prenderemo dei provvedimenti - promette - lasciatemi il tempo che serve». «Quanto?» chiede la gente esasperata. «Ci vediamo qui tra venti giorni e con il presidente Giovanni Mosca, illustreremo i provvedimenti».

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