Il dolore
Tentativi di dialogo sul cimitero, più ingarbugliato il nodo del centro di preghiera
Sepolture islamiche, forse a Coiano
Maria Lardara
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L’abbraccio fra don Santino Brunetti e l’imamMa Silli accusa la Provincia di "agguato" e l'imam lo critica
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PRATO. Tutto voleva fuorché dare l'impressione di essere uno che, sulle questioni che stanno a cuore ai musulmani pratesi come cimitero e centro culturale, se ne lava le mani. Ma a casa della Provincia, l'assessore Giorgio Silli si è sentito un po' come preso in trappola. Infiamma la polemica a riflettori spenti sul VI rapporto sull'immigrazione curato da Fabio Bracci per la Provincia, presentato lunedì sera a palazzo Banci Buonamici. «E' stato un incontro strumentale solo per mettere in difficoltà l'amministrazione comunale», commenta a freddo l'assessore all'Integrazione. Certo non si aspettava un'uscita plateale come quella dell'imam pachistano, Mofeed Ahmad. Che ha rivendicato la necessità di un centro culturale per consentire alla sua comunità di pregare: uno "provvisorio" lo hanno rimediato da un fondo in affitto in via Isarco perché quello acquistato in via da Filicaia, con i 35mila euro raccolti dai fedeli, ha i sigilli del sequestro in quanto non agibile. «Ma il problema è tra i pachistani e chi ha venduto loro l'immobile - dice Silli - Non è corretto tirare l'amministrazione in questa arena. E comunque l'ordinanza di inagibilità era stata firmata dall'allora sindaco Romagnoli, nel gennaio 2009». L'imam pretende risposte dalla giunta attuale. «Perché non sono stato informato, al momento del permesso richiesto per i lavori di ristrutturazione, che quell'immobile non era agibile?». Sigilli scattati invece il 31 marzo scorso con il risultato che i pachistani per pregare si sono ritrovati punto a capo. «Il Comune ha voluto trovare una scusa dopo la raccolta di firme fatta nel quartiere. Ora abbiamo richiesto una sanatoria, ma intanto con il proprietario dello stanzone c'eravamo assunti l'impegno di pagare 205mila euro in 3 anni. Una quota l'abbiamo già anticipata, ma il proprietario non intende restituircela, sostenendo che è una faccenda tra noi e il Comune. L'esatto contrario di ciò che afferma Silli». Si annuncia dunque un braccio di ferro tra amministrazione e comunità pachistana? Mentre per la Diocesi un centro culturale islamico come luogo di aggregazione, viene ben visto purché nulla abbia a che vedere con la "moschea" tradizionale, un'altra patata bollente da gestire per il Comune è la richiesta dei fedeli musulmani per una sepoltura distinta nei cimiteri, come già succede ad Arezzo e Firenze. Silli mette però le mani avanti. «Potrebbe esserci la volontà politica, ma apriamo in città un dibattito su questa effettiva necessità. Prima di dire sì o no alla comunità islamica, iniziamo un ragionamento sui numeri e in una visione organica. Magari il Pd potrebbe presentare una mozione per discuterne in consiglio comunale». Per questa sua posizione, Silli riceve però una tirata d'orecchie dall'imam di Firenze, Izzedine Elzir. «L'assessore conosce benissimo la situazione. Il suo non vederla è tipico di una certa parte politica che ignora la realtà. Potrebbe esserci anche solo una salma da seppellire, ma di fronte alla morte e alla sensibilità religiosa non si può buttarla sui numeri, sulla quantità». Timide aperture arrivano dall'assessore ai Lavori pubblici Roberto Caverni. «Nessuna opposizione ideologica di fronte a queste richieste di sepoltura, solo che a Prato abbiamo oggettivi problemi di spazio nei cimiteri. Una soluzione individuata sarebbe al cimitero di Coiano, ma per ora con i musulmani abbiamo avuto solo contatti informali».
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