Il Tirreno

Prato

«Un candidato unico sarebbe stato meno utile»

Ilaria Bugetti, sindaco di Cantagallo, candidata alla segreteria Pd
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Ilaria Bugetti, sindaco di Cantagallo, candidata alla segreteria Pd

Parla Ilaria Bugetti: «La giunta Cenni non ha un progetto politico»

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 PRATO. Ilaria Bugetti, sindaco di Cantagallo e candidata, in alternativa a Stefano Ciuoffo, per la segreteria della Federazione del Partito democratico, dice di aver deciso dopo una notte insonne: «Mi son detta: se non ci si mette la faccia, come si fa?». Tra meno di un mese saprà se ne è valsa la pena, ma sembra già convinta di aver fatto la cosa giusta.  «Il cosiddetto ticket con Bruno Ferranti era più un'ipotesi che una decisione vera e propria. Ho aspettato un po' a buttarmi nella mischia per considerazioni di carattere personale, anche per il doppio ruolo di sindaco e candidato, oltre che di mamma».  Fino all'ultimo si è lavorato per una candidatura unitaria.  «E' vero, ma alla fine un candidato unico sarebbe stato meno utile per il partito».  Chi è il candidato Ilaria Bugetti?  «Una che non si risparmia. Mi piace confrontarmi con la gente, mi entusiasma il rapporto coi cittadini, anche quando c'è da risolvere qualche grana. La cosa più difficile è dire di no, ma certe volte è necessario, come coi figli».  Tra i suoi sostenitori figurano molti esponenti di lunga data prima dei Ds e poi del Pd. Non le piace che siano etichettati come "apparato". E' un vantaggio o può essere anche un fardello?  «Fardelli certo non ne voglio, ma il rinnovamento passa dalle idee più che dai nomi. Chi ha qualcosa da dare è ben accetto, a prescindere dall'anagrafe. La mia idea è di lavorare per unire, non per dividere. E tra i miei sostenitori ci sono molti giovani, faccio qualche nome: Simone Tripodi, Sofia Toninelli, Francesco Ricciarelli, Angelo Formichella, Rossella Masi, Maurizio Calussi».  Che giudizio dà della transizione guidata da Bruno Ferranti?  «A Bruno va dato il merito di essersi assunto una responsabilità. Ora servono i contenuti, che non era facile inserire durante la transizione. Bisogna recuperare lo spirito di appartenenza, sentirsi parte di una casa comune, una casa con tante anime».  Un giudizio sulla giunta Romagnoli.  «Si poteva fare meglio. L'impressione è che a un certo punto si sia smesso di parlare alla città a vantaggio di teatrini che alla gente non interessano. E così anche le tante cose buone non sono state percepite».  La giunta di Roberto Cenni come sta operando?  «Non hanno un progetto politico. Sembra che l'unica idea forte siano i blitz contro le confezioni cinesi, che è un po' un segno di miopia. Si è perso un anno, durante il quale bisognava impegnarsi anche su altri fronti».  La questione dell'immigrazione, appunto, come si affronta?  «Con una prospettiva diversa da quella adottata finora. Direi di partire dal concetto di legalità, che non può essere esaurito coi blitz. Bisogna trovare una strada per la convivenza che tenga conto di strumenti urbanistici ed economici per trovare un nuovo equilibrio».

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