Finanza
«Mi impegnerò a mandare a casa Cenni»
Giovanni Ciattini
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Sopra Stefano Ciuoffo attorniato dai sostenitori del circolo di Viaccia Il candidato a segretario Stefano Ciuoffo parla degli errori di ieri e degli obiettivi di domani
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PRATO. Prima un confronto positivo con gli iscritti del circolo di Viaccia per ascoltare i problemi della gente, poi una trasferta amara a Rovigo per assistere ad una prova deludente dei suoi Cavalieri. Un sabato da doccia scozzese per il candidato alla segreteria del Pd, Stefano Ciuoffo. La decisione di candidarsi alla segreteria è davvero così recente? Non è che ci aveva già fatto un pensierino da qualche tempo? «No, è nata quando è venuta fuori l'idea del "ticket", l'abbinamento Ferranti-Bugetti. Ero un convinto sostenitore della candidatura di Ilaria ma questa soluzione è apparsa come la negazione di quello che sentivo. Una scelta a tavolino che non potevo accettare. Così come era inaccettabile la candidatura unica decisa nella stanza del segretario. Ora invece si va ad un confronto vero che presenta più progetti di rinnovamento». Tra Bugetti e Ciuoffo chi può dirsi davvero portatore delle aspettative dei giovani? A guardare i vostri sostenitori si direbbe che il candidato più anziano, ovvero lei, abbia al seguito il maggior numero di giovani. «Non conta l'età delle persone ma delle idee. Non mi sarei mai fatto testimone di idee vecchie. Ciò che mi preme è ridare una speranza alla città, proporre un nuovo disegno che preveda coesione sociale e una ritrovata ricchezza». Nel suo documento programmatico si parla del rilancio del Pd. Si ha quasi l'impressione che in questi mesi il lavoro del segretario Ferranti non abbia portato molti frutti. Si è perso del tempo invece di riorganizzare le forze in vista delle prossime amministrative? «Non credo si sia perso tempo. Per chiunque sarebbe stato difficile ripartire dopo ciò che era successo. Dopo aver governato la città per 60 anni i cittadini hanno deciso di presentarci il conto. E' stato uno choc che ha lasciato il segno ma l'alternanza ritengo che sia una ricchezza della democrazia». E che cosa ha da rimproverarsi il centrosinistra? «Abbiamo ritenuto che su alcuni grandi temi, come l'occupazione e l'immigrazione, l'amministrazione comunale non potesse recitare un ruolo chiave. Ci siamo arresi su questi tempi pensando che non fossero alla nostra portata. Invece non era così: è chiaro che sul cambio euro-dollaro non avremmo potuto influire ma nel realizzare infrastrutture e nell'aiutare le imprese avremmo potuto fare qualcosa di più. E lo stesso vale per il Macrolotto Zero. Anche in questo abbiamo fatto fatica a comprendere che il tema poteva essere governato attraverso la gestione del territorio. Abbiamo tentennato, siamo stati diffidenti. Ciò che il centrodestra realizzerà in questa zona sarà frutto del lavoro compiuto da noi a suo tempo. Ed un errore è stato quello di non essere maggiormente vicine alle famiglie messe in ginocchio dalla crisi». Che giudizio dà del primo anno della giunta Cenni? «Non hanno cultura di governo e non esprimono valori. Il giudizio non può che essere negativo sia guardando ai risultati conseguiti che alle dichiarazioni d'intenti. Non è possibile continuare ad ascoltare invocazioni di impiego delle forza pubblica, dei militari o persino di deportazioni dei cinesi. Trovo assurdo parlare di parchi pubblici quando la gente è senza lavoro. Dispiace anche vedere che si trascurano alcune strutture della macchina amministrativa che in realtà meriterebbero di essere valorizzate. Altro discorso è quello che riguarda le persone. Va riconosciuta la disponibilità, le competenze e l'esperienza politica di tutto rispetto». Se Stefano Ciuoffo diventerà segretario del Pd... «Lavorerà con impegno, puntando sul radicamento vero nel territorio, a partire dai circoli, per mandare il centrodestra a casa. Quando parlavo di alternanza pensavo anche questo, naturalmente».
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