Gioco
Il popolo di Cenni-Milone sogna la "riconquista" dopo l'invasione cinese
Eleonora Barbieri
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Unimmagine della tavolata nel chiostro di San Domenico 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. In 370 venerdì sera si sono dati appuntamento nel chiostro di San Domenico per dare una scossa al sopito orgoglio pratese e «riappropriarsi della città» contro "l'invasione cinese". C'erano giovani, anziani, ricchi e poveri, accomunati dal solo desiderio di arginare lo strapotere dagli occhi a mandorla nella vita di tutti i giorni. E così è andata in scena la "Cena alla pratese", un'iniziativa firmata dall'associazione "Prato libera e sicura" e dal Comitato di via Pistoiese-Macrolotto Zero che ha devoluto il ricavato all'ospedale Meyer. In realtà il convivio avrebbe dovuto svolgersi nel mezzo di via Pistoiese come simbolo della "riconquista", ma il maltempo ci ha messo lo zampino per cui la tavolata si è spostata in San Domenico, quasi ai confini del Macrolotto Zero. Cambia lo scenario, ma non la motivazione. «Abbiamo voluto fare un parallelismo tra il disagio che vivono i bimbi ricoverati al Meyer e il disagio che viviamo noi ogni giorno - spiega Bruno Gualtieri dell'associazione Prato Libera e sicura - Chiediamo che venga affrontato e risolto in maniera globale il forte degrado sociale in cui viviamo». In serata era circolata la voce che tra i partecipanti ci fossero anche dei cinesi, ma nessun orientale pare abbia bussato alla porta del chiostro. Sono tante le storie che testimoniano una convivenza difficile, spesso vicina all'esasperazione. Maria Pia Gadducci fa la casalinga e abita in via Strozzi. Nel suo palazzo ben sei su dodici appartamenti sono occupati da cinesi. Per lei, ogni giorno, scene di ordinaria follia: «Buttano di tutto nelle fogne. Abbiamo trovato anche dei vestiti. Puzzo di cucinato, tante persone che entrano e escono a tutte le ore del giorno e della notte. Una volta ne ho contate 30. Basti pensare che prima chiamavamo lo spurgo due volte l'anno, ora ogni quattro mesi. Ormai li hanno fatti venire, per cui cerco di fare di tutto per fare integrazione, ma sono loro a non volerla». A pochi metri di distanza abita Francesca Medici, impiegata statale: «Per me vivono in condizioni indegne. Materassi in terra senza lenzuoli usati da tutti per non parlare della doccia di notte». Più drastico Franco Scarselli, rappresentante: «Ci vogliono i caschi blu dell'Onu. Ormai sono troppi. Cosa possiamo fare noi pratesi? E diteci qual è il segreto del loro successo se non quello di non pagare le tasse, non pagare i contributi, evadere e avere gli operai al nero trattati come schiavi». Il giovane Andrea Berti fa l'amministratore di condominio nella zona di Chinatown. Il suo, più che un lavoro, è una missione: «Gli italiani ormai sono pochissimi. Per fare un esempio, c'è un palazzo in via Strozzi dove i condomini sono 30 e solo due di questi sono pratesi, il resto è cinese o sfitto. I prezzi sono scesi da 2.400 euro a 1.800 al metro quadro. Vendere è difficile e gli acquirenti hanno sempre e solo gli occhi a mandorla». I pochi rimasti nella "zona rossa" sono accerchiati, ma c'è da chiedersi se non fossero italiani e pratesi coloro che hanno venduto ai cinesi. Una contraddizione che i residenti della zona conoscono bene e di cui sono vittime. Allargano le braccia e vanno avanti consapevoli che i cinesi non saranno mandati via, ma fiduciosi che il fenomeno venga almeno attenuato. Certo una cena non può risolvere granché, ma tanto è piaciuta che si pensa già al bis, appoggiato dal sindaco Roberto Cenni che era presente insieme a tutta la sua giunta. L'appuntamento è per la prossima bella stagione in via Pistoiese sperando che la pioggia non rovini un effetto scenico di "riconquista" garantito.
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