Il Tirreno

Prato

La stazione è rimasta a secco

Maria Lardara
La stazione è rimasta a secco

Chiusi i rubinetti per una bolletta non pagata

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PRATO. Si dimentica di pagare una bolletta da 8mila euro e i tecnici di Publiacqua sigillano il contatore. Colpevole di distrazione o morosità non è stato però un utente qualunque, ma una stazione ferroviaria d'importanza strategica come quella di Prato Centrale: un viavai di 6mila persone al giorno.

Di sicuro non capita tutti i giorni di ritrovarsi in stazione con i rubinetti a secco per 5 ore. Una situazione che, dalle 11 alle 16 di ieri, ha fatto saltare i nervi a tanti passeggeri diretti alla toilette sul primo binario, dove hanno trovato una porta sbarrata con un cartello che così recitava: "Lavori in corso per interventi di manutenzione. Ci scusiamo per il disagio".

Ignara del reale motivo del disguido era Susanna, una ragazza bisognosa di specchio per sistemarsi le lenti a contatto. «Una volta tanto che mi serve un gabinetto di stazione lo trovo chiuso. Complimenti per l'organizzazione». Sorride un turista inglese nel cercare di decifrare quel cartello, ipotizzando che «debbano esserci motivi seri per chiudere un bagno pubblico».

E il motivo sta in una fattura di Publiacqua trasmessa il 4 giugno scorso a Centostazioni spa, il soggetto gestore della stazione ferroviaria, con scadenza il 5 luglio e mai pagata. A nulla sarebbero valsi il sollecito del 16 agosto e i successivi richiami, finché ieri mattina si è presentato un tecnico di Publiacqua per chiudere i contatori.

Dunque clemenza zero, anche se il trasgressore in questione è una stazione ferroviaria? Non è proprio così visto che, come fanno sapere da Publiacqua, il terminale che incrocia i dati delle bollette non sta a guardare il nome dell'intestatario. Chiunque sia, insomma, si taglia la fornitura se la bolletta non risulta pagata. Ma è soprattutto al bar del dopolavoro ferroviario che l'acqua della cannella si è fatta desiderare.

«Abbiamo dovuto mandare i clienti, non c'era verso nemmeno di preparare un caffè», racconta la titolare Luana mentre Alberto, autista della Cap, è stato testimone di un altro disagio. «I bagni riservati al personale sono rimasti chiusi: qui ci gira una media di 400 persone al giorno». E' andata meglio invece al bar interno alla stazione, dove il fluire dell'acqua a singhiozzi ha permesso di arrangiarsi alla meglio, mentre negli uffici movimento di Trenitalia al primo binario si fa finta di nulla o s'ignora il perché di tale disguido.

Per fortuna il digiuno d'acqua è durato poco: saldato in extremis l'arretrato da 8mila euro, a metà pomeriggio sopraggiungeva un tecnico di Publiacqua per riaprire il contatore. Peccato però che alle 16 circa la toilette non era stata ancora riaperta al pubblico.

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