Il dolore
«Babbo, noi vogliamo restare qui»
Alessandro Pattume
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A sinistra lispettore Melani, sopra un controllo in una confezione cinese I cinesi di seconda generazione non ne vogliono sapere di andarsene
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MONTEMURLO. Da Montemurlo non se ne vogliono andare. Sono le nuove generazioni cinesi che a quanto pare, sotto alla Rocca, si trovano parecchio bene. Solo due o tre casi, finora, ma l'ispettore della municipale Stefano Melani, che da sempre a Montemurlo si occupa di polizia edilizia e amministrativa, parla apertamente di «una piccola ma importante tendenza». La tendenza. Sono famiglie cinesi arrivate a Montemurlo da anni e che di fronte ad un sequestro, in seguito agli abituali controlli per il contrasto dell'abusivismo, manifestano la volontà di andarsene perchè a Montemurlo è finito il lavoro. Ecco, da qualche tempo qualcosa sta cambiando, si trovano di fronte ad un ostacolo più grande di loro: la volontà dei figli. «Sono giovani nati a Montemurlo, che hanno fatto le scuole e che, in poche parole, hanno assorbito molto della cultura italiana - spiega Melani - Sono loro che non vogliono andarsene e i genitori si son trovati costretti a cercare lavoro a Montemurlo». Lavoro anche regolare, magari pure in aziende italiane. Sembra, in poche parole, il principio di quella che viene chiamata integrazione: il radicamento al territorio di Montemurlo. La prima volta. L'ispettore Melani, 48 anni, si occupa da sempre di edilizia per la municipale di Montemurlo. Quando a Montemurlo è stato deciso il primo controllo di un capannone, lui c'era. Era il 1996 e in via Labriola, grazie alle segnalazioni dei cittadini, la municipale di Montemurlo scoprì una realtà completamente nuova. «Facemmo un appostamento notturno e poi entrammo in questo piccolo magazzino: ci si aprì davanti un mondo nuovo - racconta - Al centro dello stanzone dove dormivano e lavoravano, trovammo un cumulo di sacchi di iuta pieni di semi di soia bagnati costantemente da un rudimentale sistema di irrigazione che pescava acqua direttamente dal pozzetto di raccolta del bagno. Così coltivavano i germogli - continua - Che poi cuocevano in un braciere lì accanto per farne una pasta simile al pane». Un mondo nuovo, e a volte incomprensibile, come quello che venne trovato in via Ombrone, dieci anni fa. «Una palazzina intera, con cinque o sei confezioni dentro e un vero e proprio bunker al centro del palazzo - racconta Melani - Una stanza ricavata di cemento armato dipinto d'azzurro, con porta blindata e telecamera: una vera e propria sala giochi, ma per adulti, con tutto quello che comporta». Il futuro. Quattordici anni di controlli e di sequestri, all'inizio senza il supporto di norme adeguate, il cui numero è destinato a salire anche a Montemurlo. Mancano ancora tre mesi alla fine del 2010 e sono già stati fatti 23 sequestri, cioè quanti ne vennero fatti in tutto il 2008. «L'aumento dei controlli a Prato porta inevitabilmente al trasferimento nei Comuni limitrofi, dove i controlli non sono ancora così pressanti - spiega Melani - Anche questa è una tendenza da tenere in considerazione: il nostro compito è tenere alto il livello di sorveglianza».
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