Sicurezza
Furto in classe, giallo al Datini
Paolo Nencioni
I carabinieri sono saliti in cattedra per spiegare agli alunni del primo anno che rubare è sbagliato e se lo si fa si va incontro a conseguenze serie, anche a quindici anni
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PRATO. Alla terza ora, anziché l’insegnante di matematica, è salito in cattedra un professore del tutto particolare, col cappello in testa e le strisce rosse ai lati dei pantaloni, per tenere una lezione mai sentita prima dagli studenti dell’Istituto professionale commerciale “Francesco Datini”. E’ stato un carabiniere, ieri mattina poco dopo le 11, a spiegare ai ragazzi di una prima classe qualcosa che gli alunni avrebbero dovuto già sapere. E cioè che rubare è sbagliato e che se lo si fa, poi si va incontro a conseguenze serie, anche se si hanno appena 15 anni. L’insolita iniziativa è stata presa su richiesta delle autorità scolastiche, in particolare della vicepreside Marzia Guarnieri, subito dopo un fatto increscioso che era accaduto in classe.
Al primo intervallo, un’alunna della prima si è accorta che qualcuno le aveva preso il portafoglio dallo zaino. All’inizio la ragazza ha pensato a uno scherzo e ha chiesto in giro ai compagni, ma il portafoglio non saltava fuori. E così la vicepreside, informata dall’insegnante di quanto era appena accaduto, ha deciso che la cosa non poteva essere presa sotto gamba. La direzione didattica ha chiamato il 112 e mentre una pattuglia del Nucleo radiomobile si dirigeva verso la scuola di via Reggiana, l’insegnante ha informato gli studenti che presto se la sarebbero vista coi carabinieri. La cosa deve aver avuto un suo effetto, se è vero che ancor prima dell’arrivo della pattuglia al Datini, una ragazzina si è avvicinata a una bidella e le ha consegnato il portafoglio rubato all’alunna di prima. Vuoto. La bidella l’ha consegnato all’insegnante, ma secondo quanto riferiscono al Datini, ha detto di non essere in grado di riconoscere chi glielo ha dato. Forse non si è voluto infierire più di tanto su qualcuno che si era già pentito di quello che aveva fatto. Non abbastanza però da riconsegnare anche i soldi: nel portafoglio restituito c’erano solo i documenti della ragazzina. Risolto o quasi il caso, ai carabinieri è stato chiesto di spiegare agli alunni della classe dove si è verificato il furto che cosa si rischia quando si fa una cosa del genere. E il capopattuglia non si è sottratto all’insolito compito, ammonendo gli studenti sulle conseguenze del furto. Dicono che i ragazzi hanno ascoltato in silenzio. Non è escluso che tra loro ci fosse quello o quella che pochi minuti prima aveva ceduto alla tentazione di prendere il portafoglio della compagna.
«Abbiamo voluto far capire ai ragazzi la gravità di quanto è accaduto - spiega la vicepreside Guarnieri - Una specie di ammonimento. Non ci sembrava giusto dare l’impressione che la scuola su queste cose lascia correre». Insomma, un altro modo di far lezione, su un tema che prima o poi toccherà da vicino tutti i ragazzi. «Raccomandiamo sempre agli studenti di non portare a scuola grosse somme - aggiunge la vicepreside - ma in questo caso, poco o tanto che fosse il denaro, quello che conta è il gesto». Negli anni scorsi qualche furtarello c’era già stato al Datini. Un dato forse fisiologico se si tiene conto che all’Istituto di via Reggiana sono iscritti ben 1.800 studenti. Ogni tanto sparisce un telefono cellulare, ma quasi sempre vengono poi restituiti. Con l’insolita lezione di ieri mattina la direzione della scuola ha voluto far capire che episodi simili non saranno più tollerati. Anche perché non si può correre il rischio di farsi scappare di mano la situazione. Sei anni fa tre studenti del Datini furono arrestati per spaccio di droga dopo la denuncia di una loro compagna, e quattro anni prima un altro studente era stato arrestato per lo stesso motivo. Niente a che vedere coi furti, comunque.
Al primo intervallo, un’alunna della prima si è accorta che qualcuno le aveva preso il portafoglio dallo zaino. All’inizio la ragazza ha pensato a uno scherzo e ha chiesto in giro ai compagni, ma il portafoglio non saltava fuori. E così la vicepreside, informata dall’insegnante di quanto era appena accaduto, ha deciso che la cosa non poteva essere presa sotto gamba. La direzione didattica ha chiamato il 112 e mentre una pattuglia del Nucleo radiomobile si dirigeva verso la scuola di via Reggiana, l’insegnante ha informato gli studenti che presto se la sarebbero vista coi carabinieri. La cosa deve aver avuto un suo effetto, se è vero che ancor prima dell’arrivo della pattuglia al Datini, una ragazzina si è avvicinata a una bidella e le ha consegnato il portafoglio rubato all’alunna di prima. Vuoto. La bidella l’ha consegnato all’insegnante, ma secondo quanto riferiscono al Datini, ha detto di non essere in grado di riconoscere chi glielo ha dato. Forse non si è voluto infierire più di tanto su qualcuno che si era già pentito di quello che aveva fatto. Non abbastanza però da riconsegnare anche i soldi: nel portafoglio restituito c’erano solo i documenti della ragazzina. Risolto o quasi il caso, ai carabinieri è stato chiesto di spiegare agli alunni della classe dove si è verificato il furto che cosa si rischia quando si fa una cosa del genere. E il capopattuglia non si è sottratto all’insolito compito, ammonendo gli studenti sulle conseguenze del furto. Dicono che i ragazzi hanno ascoltato in silenzio. Non è escluso che tra loro ci fosse quello o quella che pochi minuti prima aveva ceduto alla tentazione di prendere il portafoglio della compagna.
«Abbiamo voluto far capire ai ragazzi la gravità di quanto è accaduto - spiega la vicepreside Guarnieri - Una specie di ammonimento. Non ci sembrava giusto dare l’impressione che la scuola su queste cose lascia correre». Insomma, un altro modo di far lezione, su un tema che prima o poi toccherà da vicino tutti i ragazzi. «Raccomandiamo sempre agli studenti di non portare a scuola grosse somme - aggiunge la vicepreside - ma in questo caso, poco o tanto che fosse il denaro, quello che conta è il gesto». Negli anni scorsi qualche furtarello c’era già stato al Datini. Un dato forse fisiologico se si tiene conto che all’Istituto di via Reggiana sono iscritti ben 1.800 studenti. Ogni tanto sparisce un telefono cellulare, ma quasi sempre vengono poi restituiti. Con l’insolita lezione di ieri mattina la direzione della scuola ha voluto far capire che episodi simili non saranno più tollerati. Anche perché non si può correre il rischio di farsi scappare di mano la situazione. Sei anni fa tre studenti del Datini furono arrestati per spaccio di droga dopo la denuncia di una loro compagna, e quattro anni prima un altro studente era stato arrestato per lo stesso motivo. Niente a che vedere coi furti, comunque.
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