La manifestazione
LETTERE E INTERVENTI
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CORTEGGIO/1 Pd in consiglio snobbato errore grave del sindaco La ricostruzione del consiglio comunale, come riportata in un comunicato del portavoce del sindaco, è incompleta e inesatta per quel che riguarda l'8 settembre. Un solo esempio, per chiarire: nella nota si legge di una domanda rivolta al sindaco dal consigliere Pd Mangani. Ebbene, quest'ultimo non ha rivolto, sull'argomento, alcuna domanda d'attualità né interrogazione al sindaco. Gli unici dell'opposizione a intervenire, sulla questione "corteggio storico", siamo stati io, a nome dell'intero gruppo e dello stesso Mangani, e il capogruppo dell'Italia dei Valori, Donzella. Dubito, di conseguenza, che il portavoce del sindaco abbia seguito l'intero svolgersi della discussione o che, addirittura, si sia preparato prima domande e risposte. Non si tratta di un semplice "incidente di percorso" né di una questione personale tra me e il portavoce. Il problema è di etica e di rapporti: è corretto che il portavoce del sindaco, che di per sé ha un compito specifico, si faccia portavoce anche del consiglio comunale, dove tutti siamo rappresentanti, al di là dei diversi compiti, con pari dignità? Ciò premesso, entro nel merito del mio intervento che, nel comunicato, non ha trovato spazio. Ho chiesto al sindaco perché non ci abbia consultati in occasione della dura polemica che ha messo a repentaglio lo svolgersi delle manifestazioni dell'8 settembre. Ho spiegato che siamo un gruppo del consiglio comunale e che è un grave errore equipararci di fatto alla Provincia. Pensiamo con le nostre teste, rappresentiamo metà della città. Se fossimo stati informati, avremmo potuto offrire un contributo autonomo per risolvere la disputa, nell'interesse di tutti. Ho a cuore una questione. Voglio che il sindaco sia il sindaco di tutti, anche di noi dell'opposizione, ferme restando le differenze di valutazione e di agire politico. Quando la festa è festa della città, il sindaco rappresenta anche noi. E quando il sindaco ha un problema relativo a questioni che riguardano indistintamente tutti, vogliamo esserne partecipi. Nella sua risposta, il sindaco ha divagato, spostando l'attenzione sul tema dell'immigrazione e del tavolo di Roma (mentre la richiesta di chiarimenti riguardava i rapporti interni al Comune tra giunta e consiglio comunale). La discussione, insomma, non c'è stata, evitata proprio dal primo cittadino. Ho chiesto al sindaco anche della dichiarazione su Facebook dell'assessore Milone. Gli ho chiesto se era d'accordo e ha risposto, per sommi capi, di sentirsi come un maestro che ogni tanto deve dare bacchettate sulle mani. Di sicuro, non ha preso le distanze da quella pericolosa (visto il clima che si respira in città) dichiarazione. E' stata persa un'occasione, preziosa, per stabilire i giusti rapporti tra giunta e opposizione. Riguardo all'8 settembre, infine, mi preme ricordare che la festa nacque come omaggio alla Madonna e che, nei secoli, pellegrini provenienti da ogni parte venivano a Prato ad omaggiarla. Nello stesso spirito, la manifestazione e il corteggio storico furono recuperati nel Novecento. Oggi, i confini del mondo si sono allargati. E' mai possibile farne un problema di pratesità? Massimo Carlesi capogruppo del Pd in consiglio comunale CORTEGGIO/2 Pratesi fautori della legalità fatevi tornare la memoria Il Corteggio storico di Prato è dei pratesi. E come mai c'era la Repubblica di Genova? Invitata? E che c'entra Genova con Prato? Ecco, si può anche iniziare così ad estendere la polemica sugli orticelli di casa nostra. Il presidente Gestri aveva invitato al Corteggio le rappresentanze delle nazionalità presenti "regolarmente" a Prato. Non solo gli odiati cinesi, ma tutte le nazionalità. Certo, i cinesi a Prato (ma direi in tutta italia) s'ingegnano per evitare quando gli riesce (e gli riesce spesso) di osservare le leggi. Noi no. Noi siamo bravi e le osserviamo tutti scrupolosamente vero? Bene. Niente stranieri al Corteggio, ma Genova si. E un uomo che pur di restare assessore in una giunta si vanta di cose mai fatte (gli interventi interforze presso i laboratori cinesi sono stati ideati e concordati dal sindaco Romagnoli nell'ottobre 2007 quando l'assessore che non nomino perché lo vedo troppo nervoso si occupava di sport). E, quindi se la giunta Romagnoli non ha contentato i pratesi lo si deve un po' anche a lui, salvo poi andare a promettere con altri colori che avrebbe fatto di meglio. Io abito a Prato dal 1981. Ma non sono Pratese. Chiedo a voi che siete Pratesi "doc": ma tutte le case e i capannoni di via Filzi e via Pistoiese alla comunita cinese chi gliel'ha affittati e venduti? E la merce, chi la vende a questi laboratori? E i prodotti finiti chi li compra? I comunisti forse? Assessore la prego se ne vada. E, signori Pratesi improvvisamente fautori dell'ordine e della legalità, fatevi ritornare la memoria. E smettiamo di invitare Genova al Corteggio. Per coerenza con l'assurdità di certi ragionamenti. Massimo Calissi MACROLOTTO ZERO L'integrazione passa dai doveri il resto sono chiacchiere Ancora una volta, il macrolotto zero, i suoi abitanti, i cinesi evasori e distruttori di un distretto e di un marchio prestigioso: il Made in Italy, sono alla ribalta della cronaca mondiale. Che tutto questo lassismo e permessivismo avrebbe distrutto non solo il tessuto socio economico della città, ma la nostra credibilità manufatturiera agli occhi del mondo, lo stiamo dicendo da venti anni. Il giornalista ha messo il dito nella vera piaga, la più deleteria e drammatica, per Prato e per l'Italia: la mancanza di confini ben definiti fra i nostri manufatti e i manufatti dei cinesi di Prato, è questo che distruggerà, o forse ha già distrutto per sempre la nostra immagine agli occhi del mondo. Ci offendono le dichiarazioni di Longo: «Prato non finisce al Macrolotto Zero e in Via Pistoiese» ma il Macrolotto Zero, fa parte di Prato e chi vi abita ha pari diritti e dignità di quelli che vivono nella così detta Prato bene; aggiungiamo, inoltre, che non abbiamo nessuna intenzione di diventare sudditi del sol Levante o di evasori fiscali senza scrupoli e che non ci arrendiamo perché sappiamo di combattere per una giusta causa. Molti dei nostri artigiani hanno chiuso, oppure sono ai limiti della sopravvivenza, un motivo c'è e quel motivo si chiama evasione fiscale totale dei cinesi e perché no, anche di molti pratesi, questa si chiama concorrenza sleale. Longo e Nesi, recitano la solita novella dello stento: «I cinesi possono rappresentare una risorsa per per il distretto», balle spaziali, alle stesse condizioni in cui lavorano gli onesti pratesi, i cinesi non avrebbero gioco, oppure vogliono dirci che i cinesi lavorano meglio dei pratesi? Longo dice che hanno scelto Prato per lavorare nel tessile: ha scoperto l'acqua calda, forse dimentica che il cuore del tessile d'europa è qui, senza considerare le sterminate praterie di illegalità che gli sono state concesse: impensabile in qualsiasi altra parte del mondo e d'europa, ma anche in Italia; quindi diventa naturale fare il tessile a Prato piuttosto che a Terni direbbe Lapalisse. La risposta del cinese Wong non fa altro che confermare l'arroganza e l'insofferenza che questa etnia ha nei nostri confronti: soprattutto quando sono chiamati al rispetto di leggi e regole. Se non c'è evasione fiscale, sfruttamento di manodopera clandestina e tutto il resto, non c'è guadagno e senza guadagno non ci sono ditte cinesi, magari se ne andassero, il danno sarebbe solo per quelli che, come dice la signora Bardazzi, con i soldi facili dei cinesi ci vanno al forte e noi del Macrolotto Zero, di questi signori, non abbiamo bisogno: anzi, ci danneggiano. Nel Macrolotto Zero, ci vogliono controlli 24 ore su 24. Chiediamo un' unità operativa del comando interforze, che sia dedicata al Macrolotto Zero. Recuperiamo i miliardi di euro di evasione fiscale dei cinesi: vogliono restare? Che rispettino tutte le leggi italiane, allora scopriremo, una volta per tutte, se i cinesi vogliono rimanere veramente a Prato per viverci e lavorare e non per lucrare sulla nostra pelle. Prima i doveri, poi i diritti, solo così si potrà iniziare un percorso di integrazione, il resto, sono chiacchiere al vento. Comitato di Via Pistoiese Prato Libera&Sicura Giovani e Famiglia DECENTRAMENTO Un valore che resta non negoziabile Il presidente della Circoscrizone Centro Taiti paga la presenza dei suoi consiglieri. Anche la commissione da me presieduta ha registrato parecchie assenze nella prima seduta non retribuita ma solo nell'opposizione, nonostante fosse stata mia preoccupazione fissarla all'orario richiesto dal gruppo Pdl. Per quel che mi riguarda il decentramento resta un valore non negoziabile ma non per questo sono disposto a vendere la passione e l'entusiasmo che impiego nello svolgere il mio ruolo al primo populista in cerca di vetrine. Antonio Nelson Facchi presidente di commissione Circoscrizione Sud
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