La manifestazione
Prato riscopre Malaparte
Ilenia Reali
Il Comune e gli eredi dello scrittore fanno pace da Baghino
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PRATO. Prato ritrova il suo Curzio Malaparte. E potrà imparare a conoscerlo meglio, entrare nella personalità di quello che è stato uno degli scrittori, giornalisti e diplomatici italiani più importanti del Novecento. Potrà farlo visitando la mostra, per la prima volta in città, degli archivi di Kurt Erich Suckert, il vero nome di Malaparte, alla mostra che verrà inaugurata, con ogni probabilità, il 5 novembre alla biblioteca Campolmi. Ma non solo. E' molto probabile che la conoscenza "diretta" dei pratesi con uno dei suoi cittadini più illustri potrà avvenire anche attraverso nuovi progetti o semplicemente dai racconti degli eredi dello scrittore che con la città, ieri, hanno fatto pace dopo «la violenta rottura» che portò alla vendita dell'archivio alla biblioteca di via Senato a Milano. NUOVE SINERGIE. Ieri, davanti a un buon bicchiere di Carmignano, al ristorante Baghino, si sono incontrati il sindaco Roberto Cenni e il nipote di Malaparte, l'avvocato Niccolò Rositani Suckert. Un pranzo che sigla la distensione dei rapporti tra il Comune di Prato, al momento della rottura amministrato dalla passata giunta, e i proprietari dei diritti dell'autore, tra l'altro, dei "Maledetti toscani". Un pre-incontro in attesa della mostra che sarà curata dal professor Matteo Noja responsabile dell'archivio per la fondazione milanese ma soprattutto una chiacchierata che apre a nuovi progetti come la riqualificazione del mausoleo di Malaparte a Spazzavento e l'inizio di una collaborazione per celebrare un uomo poliedrico e moderno o, come commenta Rositani Suckert, «un genio poco riconosciuto finora nella sua città natale». LA VIOLENTA ROTTURA. E' così, senza mezzi termini, che il nipote di Malaparte ricorda gli avvenimenti dell'estate del 2009 quando si ruppero le trattative per la vendita dell'archivio al Comune e si arrivò alla vendita alla biblioteca milanese. L'amministrazione aveva offerto più o meno 500.000 euro, la biblioteca di via Senato ne pagò 700.000. Ma non fu solo una rottura per l'entità dell'offerta. «Il Comune di Prato all'epoca - racconta oggi Rositani Suckert - non dimostrò mai un vero interesse per l'archivio. Si approcciarono a quel tesoro senza emozione. I consulenti dettero un'occhiata e buttarono là un'offerta e fecero capire "paghiamo ma levati di torno che ci stai pure un po' antipatico". Decidemmo quindi di non vendere un'opera d'arte a chi quell'opera non trasmetteva niente. Scegliemmo Milano non solo per l'offerta, Prato aveva dalla sua che era la città d'origine di Curzio, ma perché l'approccio fu molto diverso. Ci offrirono un pacchetto di iniziative annuali per ricordare Malaparte e un'attenzione a scambiarci idee e proposte. Milano era, del resto, la città di sua madre e ci dava la garanzia della consultazione dell'archivio da parte di intellettuali europei». Fu uno strappo. «Chiudemmo male e avevamo anche l'intenzione di portare via la salma da Spazzavento. Cosa che non avverrà più. Cenni si è dimostrato sensibile e interessato». LA MOSTRA. L'archivio torna quindi a Prato. E lo fa con una mostra simile a quella tenutasi a Milano ma con qualche documento in più ritrovato nel costante lavoro di studio della biblioteca di via Senato. «Sarà una mostra leggermente diversa - spiega il professor Matteo Noja - ma non molto aumentata. Ci saranno circa 300 documenti tra fotografie, lettere, manoscritti. Ci saranno alcune sorprese ma sarà allestita in ordine cronologico rispettando i temi dati a Milano, il periodo del fuoco, dell'aria, della terra e dell'acqua. Così abbiamo ripartito la vita di Malaparte dall'incendio spirituale per la letteratura e la politica dei primi anni, passando per il periodo legato al fascismo fino alla guerra vista come male anche per i vincitori e chiudendo con l'acqua. L'acqua di Capri, dove morì, e dove si approcciò al teatro e al cinema». La mostra si aprirà con il certificato di nascita di Kurt Erich Suckert. Si scoprirà una foto inedita di Malaparte con in mano il "Bacchino" il giornale umoristico pratese dove giovanissimo fu direttore e redattore o le lettere a tutti gli intellettuali dell'epoca che fanno scoprire un uomo, europeo, nonostante le idee politiche. O ancora, tanto per fare qualche esempio, gli scambi epistolari affettuosi e pieni di stima con Piero Gobetti, con la madre Edda Perelli, con lo scrittore francese Louis-Ferdinand Celine ("Viaggio al termine della notte"). IL MAUSOLEO. C'è un'idea di cui si è parlato al pranzo. Se la salma di Malaparte rimane a Prato, allora è giusto valorizzare Spazzavento. Tutto gira intorno ai lavori di restauro della villa di Malaparte a Capri, un terrazzo sul Mediterraneo. Una costruzione che anticipa di anni le tendenze ingegneristiche e architettoniche. Gli eredi hanno chiamato una delle più importanti e originali architette europee, la francese Odile Decq. Farà un recupero sfruttando, data la zona impervia, le nuove tecnologie sulle fonti energetiche alternative. Un progetto che, nelle linee generali, potrebbe essere portato a Prato, al mausoleo. Anche quello in una zona difficile dal punto di vista dell'approvvigionamento energetico. Si tratta ancora di un'ipotesi. Eppure la linea che unisce Capri a Prato, un cerchio che mette insieme la nascita e la morte di Malaparte, potrebbe avere un aspetto simbolico ulteriore. E' proprio sulla Calvana infatti che si concentrano i progetti per lo sfruttamento dell'eolico. E allora il mausoleo potrebbe diventare un biglietto da visita di una Prato che punta al futuro. Sfruttando il suo passato. Quel maledetto toscano che, tra i primi, si approcciò a uno sfruttamento diverso delle risorse energetiche.
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