Il Tirreno

Prato

Coprifuoco per un solo italiano

Maria Lardara
Emanuele Masi del ristorante “L’Antilope”
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Emanuele Masi del ristorante “L’Antilope”

Pratesi scettici sul provvedimento: «Le regole devono essere uguali per tutti»

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PRATO. Di certo si sono messi d'impegno, con un lavoro certosino di ricognizione. Righello ed evidenziatore, e il "giochino" di scansare i ristoranti italiani lungo il perimetro di Chinatown, è fatto. Documentabile passo dopo passo, intorno all'epicentro del coprifuoco per i locali cinesi. Qualcuno lo chiama già il "ghetto": se sei dentro si stacca a mezzanotte, se stai fuori puoi tirare fino all'una o le due notte. Il nostro viaggio inizia da via Curtatone, dove certe "disparità" balzano all'occhio nell'arco di 200 metri. Lì, sul primo tratto di strada, davanti a Porta Pistoiese si affaccia l'italianissimo ristorante "Da Giovanni". "Fortuna" vuole che stia fuori dal perimetro: l'ordinanza scatta infatti solo dall'incrocio con via Luti fino al sottopasso. Fresco d'inaugurazione, il ristorante "Kaiyue", in via Curtatone 37, deve stare invece attento all'orologio: a mezzanotte giù il bandone o multa da 450 euro. Occhio all'ora X anche in via Strozzi, fino all'incrocio con via Marini e via da Filicaia: qui di italiani che gestiscono ristoranti, nemmeno l'ombra. Per la tavola calda "Ji Xiang", tristemente nota per il sanguinoso duplice omicidio, la musica è quella di chiudere alle 24. Si gira a destra in via da Filicaia: all'ordinanza non si sfugge. Stuzzicanti i profumi che arrivano dalla rosticceria pratese "Da Que' Ragazzi". Al numero civico 6, la titolare Elisa ammette di non aver troppa simpatia per i cinesi, ma «questa ordinanza suona come una legge razziale, perché le regole devono essere uguale per tutti», aggiungendo che «il Comune poteva pensare a provvedimenti mirati per i locali che disturbano, senza che debba rimetterci l'innocente». Spingendosi oltre, lungo il marciapiede, ci s'imbatte in ristorante italiano, gli "Antichi Sapori". Nessun problema: è fuori dalla piantina dell'ordinanza. Il coprifuoco interessa solo un tratto della strada, dall'incrocio con via Ernesto Rossi fino all'intersezione con via Strozzi. Questo conforta Leandro Lenoci, il titolare del ristorante che scivola su una leggera gaffe, nel mettersi nei panni dei colleghi colpiti. «Ah, sono tutti cinesi? Allora niente solidarietà. E quando sono loro a fare cose che non possono fare? Il Comune mi ha fatto storie per la veranda facendomela smontare più volte mentre loro, i cinesi, possono permettersi di tenere i tendoni». Se fosse poi per l'anziana signora Carla che abita in via Strozzi sopra la farmacia, «i locali cinesi andrebbero fatti sbarrare ancor prima perché sono covo di spacciatori». A non farle chiudere occhio la notte è il ristorante "Jun Yue", in via Strozzi 103. Che, sopresa, non deve rispettare il coprifuoco perché fuori dal perimetro. «Che sciocchezza, questo è un provvedimento fatto senza logica e che porta a ghettizzare ancora di più il quartiere», fa notare Francesco Cardillo che abita in via Marini, all'altezza del ponte della ferrovia.  Si cambia zona, destinazione via Pistoiese. Dove al civico 240 spunta l'unico ristoratore italiano, "accerchiato" dall'ordinanza. E' Emanuele Masi dell'Antilope, storico ristorante lì dal 1958. Raramente gli capita di chiudere tardi, però si sente ugualmente penalizzato. «Non sono certo uno a favore dei cinesi, ma stavolta hanno commesso una "bischerata". Fortunatamente lavoro con i pranzi, ma se volessi mettere la pizzeria, chi me lo farebbe fare?».

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