Il Tirreno

Prato

Nuova vita alle stoffe militari

dall'inviato Ilenia Reali
Lo stilista Riccardo Bruni socio di Cerruti della azienda Lyria
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Lo stilista Riccardo Bruni socio di Cerruti della azienda Lyria

Grande interesse per le collezioni della Lyria di Montemurlo

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 PARIGI. E' dalle vecchie coperte militari che hanno fatto la fortuna del distretto nella prima metà del Novecento che, Riccardo Bruni, stilista e socio di Cerruti in Lyria, ha trovato l'ispirazione per la collezione parigina.  Suggestioni del passato che animano lo stand dell'azienda di Montemurlo a cui la gran parte dei colleghi e dei tecnici presenti alla fiera ha riconosciuto un ottimo lavoro. E' considerata una delle migliori collezioni in questa edizione di Premiere Visione dove arriva, come un eco lontanissimo l'allarme bomba che ha visto dall'oggi al domani materializzarsi l'esercito in tutte le stazioni metro della capitale francese.  «Nel mio percorso creativo la storia entra di prepotenza. Non si inventa niente di bello, tutto è già stato creato», commenta Riccardo Bruni, 34 anni di moda alle spalle, montalese, un passato al lanificio Ricceri, da Bartolini Sestilio e da Cosentino e un presente lanciato nella nuova avventura, l'azienda Lyria è nata nel 2003, con uno dei più noti stilisti italiani, Cerruti.  «Reinterpreto le stoffe di una volta cercando di creare emozioni, mettendo amore in quello che realizzo. Sono perfino un po' geloso di quello che faccio. Non penso al business quando preparo le mie stoffe e per questo nella collezione si vedono pesi e costruzioni inusuali: questo approccio è secondo me alla base della bellezza di un prodotto che è concepito come un'opera e quindi trasmette qualcosa».  Bruni non le manda a dire dietro ai colleghi pratesi. «Odio il mondo pratese. Ho sempre avuto insofferenza nel sopportare gli atteggiamenti degli imprenditori che non amano più il loro lavoro. Che pensano solo se alla fine possono permettersi o meno la Porsche e che agli investimenti in azienda si preferisce acquistare la casa al Forte. Le imprese se le sono passate di generazione in generazione senza valutare se il figlio o il nipote avesse le palle e la passione per guidare il lanificio di famiglia. Già quando andavo al Buzzi c'erano due sezioni, quella dei figli degli imprenditori e quella dei figli degli operai. Io ero nella seconda e questo creare una serie A e una serie B già da ragazzi è stato alla base dei risultati ottenuti. Ero arrabbiato e ho sempre avuto la voglia di dimostrare che avrei potuto creare qualcosa di bello. Ora il mio sogno sarebbe insegnare a creare i tessuti: l'avrei fatto gratis al Buzzi ma non mi hanno risposto».  Odio e amore per il distretto sono alla base di Lyria. «Mi circondo di terzisti che come me sono appassionati a quello che fanno. Filatori e tessitori che hanno 60-70 anni e che mi aiutano a riprendere una vecchia coperta della gualchiera e a reinterpretarla lasciandola però riconoscibile. E ogni stoffa, alla fine, diventa un oggetto prezioso e unico».  Come Lyria, una conchiglia dei mari del Sud. Preziosissima e rara.  

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