Il Tirreno

Prato

«Il governo ci ha messo in ginocchio»

Miriam Monteleone
«Il governo ci ha messo in ginocchio»

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Partecipazione da record ieri mattina al Politeama per l'assemblea provinciale del personale docente e Ata della scuola promossa da Cgil, Cisl e Gilda. Una folla di oltre mille persone, ha riempito la platea del teatro pratese. Non solo precari, ma anche docenti di ruolo, bidelli e amministratori della scuola. Perché questa battaglia contro i tagli della riforma Gelmini- e ieri l'assemblea ne è stata la riprova- non ha colore politico nè bandiera sindacale. Trova tutti i lavoratori della scuola d'accordo. All'unanimità i partecipanti hanno approvato un documento che sarà destinato al Ministero, alle autorità regionali, ai dirigenti delle scuole del territorio e alle famiglie.

Tra le questioni urgenti richieste per iscritto: le dimissioni immediate del ministro alla Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini. A raccontarci i problemi e le proposte sollevate durante l'assemblea sono gli stessi insegnanti. I problemi. «Abbiamo capito che il Governo non ha più soldi, ma a rimetterci non deve essere la scuola- interviene Salvatore Barbera, insegnante delle medie E. Fermi, di ruolo da due anni -. Le scuole non hanno soldi, e questo è senza dubbio uno dei problemi più gravi. I dirigenti sono costretti a chiedere aiuto alle famiglie per acquistare i beni di prima necessità. Altro problema - e qui parlo da insegnante di ruolo, anche se sono stato precario fino a qualche mese fa - è il precariato, che danneggia la continuità scolastica nel complesso». «Tra i temi più discussi stamani -aggiunge invece Francesca Manfredonia, insegnante precaria di francese alle medie - c'èl a sicurezza. Ormai le aule sono superaffollate ovunque e non è giusto che gli insegnanti o i presidi debbano assumersi la responsabilità, pagando magari le conseguenze di eventuali incidenti. Altra questione giustamente sollevata è quella dei tagli al personale Ata, indispensabile come il corpo docente per il funzionamento di una scuola». «Certo non ci aspettiamo con questa assemblea il ritiro della legge 133 - interviene Luca Marini, insegnante di matematica dell'istituto comprensivo Zipoli. Io son precario da 4 anni, ne ho viste tante, ma adesso siamo davvero al capolinea. I problemi della scuola sono troppi e non possiamo stare a guardare: tagli, disponibilità delle cattedre incerte, congelamento degli scatti d'anzianità, precariato in crescita. Un'adesione così numerosa in un'assemblea della scuola non si era mai vista a Prato. Se non affrontiamo questi problemi il prossimo anno saremo alle solite». «Non dimentichiamoci del sostegno- dice invece Irene Mammoli, insegnante del IV circolo - se il personale diminuisce si lasciano indietro i ragazzi in difficoltà, i bambini con problemi di apprendimento, quelli con problemi familiari fino a quelli certificati. Non ci sono soldi per le supplenze ci dicono, ma il diritto di questi bambini a un'istruzione e un'assistenza che fine fa?».

«Non c'è più continuità didattica - ribadisce invece Giacomo Agnoletti insegnante elementare a Montemurlo- io ho 40 anni sono precario, ma ho cominciato tardi a insegnare, ma vedo qui miei coetanei che faticano ad arrivare al ruolo. La cosa straordinaria di quest'assemblea è stata proprio l'adesione in massa del mondo della scuola. Ci sarà il 20% di precari, il resto sono tutti con posto fisso. Certo se i colleghi cambiano tutti gli anni, portare avanti i progetti e garantire un percorso adeguato ai ragazzi è impossibile». Soluzioni e proposte. «Quest'anno per ora non lavoro- racconta Lucia Rossi, insegnante di lettere precaria- sono rimasta fuori con i tagli, mentre gli anni passati con qualche spezzone ho sempre lavorato. Vediamo se spunta fuori qualcosa nei prossimi mesi. Oggi qui ho visto molta rabbia. Tra le proposte più interessanti che ho sentito c'è quella di costituire un comitato cittadino di lotta per la scuola. Domani (cioè oggi) nel pomeriggio alle 15 è previsto un presidio davanti all'ufficio scolastico regionale a Firenze». «Gli scioperi non servono nè possono essere la soluzione - interviene invece Giovanna Giusti, insegnante delle medie - ci vuole unità sindacale per portare avanti questa battaglia. La scuola deve rispondere togliendo gite e attività aggiuntive, mandare un messaggio alle famiglie, perché con queste elemosine non si può più lavorare bene». «C'è chi ha proposto di risolvere il problema sicurezza mettendo i bimbi in giardino - racconta Emanuela Blanco - sempre meglio che tenerli in aule a rischio. La situazione in molte scuole è al limite. Io quest'anno lavoro, ma ho perso il sostegno così per continuare a seguire i ragazzini che avevo ho preso la materia nella stessa scuola. Siamo noi che dobbiamo farci in quattro per riparare ai danni, il Governo se ne frega, anzi ci mette in ginocchio».

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