Sicurezza
Incontro con lassessore Milone: osservazioni critiche sulla forma del provvedimento, ma è anche una questione di sostanza
Coprifuoco a Chinatown, le perplessità del prefetto
Paolo Nencioni
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Il prefetto di Prato, Maria Guia Federico, ha incontrato lassessore Aldo Milone 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. La recente ordinanza con la quale il sindaco Cenni ha imposto una sorta di coprifuoco agli esercizi pubblici di una parte di Chinatown (via Pistoiese e dintorni), disponendo la chiusura dei locali non oltre la mezzanotte, ha fatto storcere la bocca al prefetto Maria Guia Federico. Non si è arrivati allo scontro istituzionale plateale, cosa che non è nel costume dei prefetti, ma nelle stanze del massimo rappresentante del governo le cose sono state dette senza tanti giri di parole. In occasione dell'ultima riunione del Comitato per l'ordine pubblico il prefetto Guia Federico ha avuto un colloquio con l'assessore alla sicurezza Aldo Milone e ha fatto alcune osservazioni critiche sull'ordinanza del coprifuoco. In particolare, secondo l'interpretazione della Prefettura, il provvedimento avrebbe dovuto essere preso ai sensi dell'articolo 54 del Testo unico degli enti locali, quello che regola le cosiddette ordinanze «contingibili e urgenti», mentre il Comune l'ha adottato ai sensi dell'articolo 50, quello generale sulle competenze del sindaco. Semplici formalismi giuridici? Non proprio. La differenza tra i due articoli, par di capire, è che quello utilizzato dal Comune consente di fare provvedimenti a discrezione della giunta e senza limiti temporali, mentre l'altro, il numero 54, impone che l'ordinanza sia adeguatamente motivata e abbia limiti temporali precisi, in quanto è fatta per «prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità dei cittadini». In realtà la chiacchierata tra prefetto e assessore non può essere definita un ultimatum o un aut aut. La Prefettura non ha strumenti diretti per intervenire sui legittimi provvedimenti della giunta comunale. Semmai si tratta di una sorta di "moral suasion", un sorta di consiglio per evitare scivolate. Contro le ordinanze comunali è sempre ammesso il ricorso al Tribunale amministrativo e non è detto che ciò non accada anche per quella sul coprifuoco. Il principale problema, per coloro che si oppongono al provvedimento, è che instaura una sorta di concorrenza sleale tra chi rientra nel perimetro dell'ordinanza e deve chiudere a mezzanotte e chi, magari dall'altra parte della strada, può rimanere aperto. Una città a due velocità, senza entrare nel merito delle considerazioni più propriamente politiche su norme e regole che colpiscono un'etnia anziché un'altra. A onor del vero, l'ordinanza sul coprifuoco non manca di motivazione: nelle vie interessate, sostiene il Comune, sono presenti esercizi pubblici i cui orari provocano «disagio acustico e ambientale ai residenti». Dunque forse è un problema di "contingibilità". Il Comune impone la norma d'ora in poi, mentre la Prefettura avrebbe preferito che fosse un' ordinanza a tempo.
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