Il Tirreno

Prato

Cinque ministeri per il caso-Prato

Cristina Orsini
Da sinistra Cenni Gestri, il ministro Maroni con Mantovano
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Da sinistra Cenni Gestri, il ministro Maroni con Mantovano

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PRATO. Il "caso Prato" va in mano a un coordinamento interministeriale. La gestione di questa realtà particolare che convive con trentamila cinesi, con un distretto parallelo che marcia come un treno spesso nella piena illegalità, passa sotto il controllo di Roma. E questa, davvero, è una prima volta. Raggiunta stranamente in sordina, ma clamorosa. Saranno i ministeri di Interni, Lavoro, Sviluppo economico, Finanza e Economia, a cercare la massima efficienza nei controlli alla comunità cinese e, parallelamente, a individuare le politiche di integrazione necessarie alla convivenza.

Il "patto" della svolta nella gestione del fenomeno immigrazione, è stato stipulato ieri a Roma in una riunione convocata al Viminale e presieduta dal ministro degli Interni Roberto Maroni alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco Roberto Cenni, il presidente della Provincia Lamberto Gestri e il prefetto Maria Guja Federico.  Il coordinamento interministeriale, una sorta di task force, al quale parteciperanno rappresentanti del ministero del Lavoro e dello Sviluppo Ecomico, dell'Economia e delle Finanze ma anche la Dogana e gli uffici centrali dell'Agenzie delle entrate, vedrà seduto nella cabina di regia il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano al quale spetterà il compito della sintesi. In realtà il "tavolo direzionale centrale di supporto alle situazioni delle periferie" - questo il nome tecnico del nuovo organismo - si occuperà di tutte le situazioni di sofferenza e difficoltà provocate da una forte immigrazione. Ma a cominciare da Prato - non a caso unica "periferia" invitata alla riunione di ieri - che da problema da risolvere dovrà diventare «modello da esportare».  Alcuni principi di fondo sul modus operandi del coordinamento, sono stati chiaramente tracciati dal ministro degli Interni: in primo luogo l'esigenza di risanare le sacche di illegalità presenti nella comunità cinese per procedere, con risultati, alla fase di integrazione. La novità sta nel fatto che la "politica della carota" - come ha sottolineato il presidente Gestri - è stata giudicata necessaria e importante tanto quanto quella del "bastone". Altro punto messo in chiaro dal ministro Maroni è che non ci saranno azioni mirate all'espulsione della comunità cinese dalla città. I cinesi di Prato resteranno dove sono, se lo vorranno, ovviamente con l'obbligo di rispettare le regole. Una precisazione non casuale. Il ministro infatti ha sottolineato che il flusso migratorio si sposterebbe in qualche altra parte d'Italia e lì si riproporrebbero gli stessi problemi di Prato. Meglio quindi fare uno sforzo e risolverli qui.  Il cardine delle future iniziative del coordinamento sta nel tentativo di capire come rendere più efficaci i controlli. «Che si fanno, si continuano a fare - è il commento di Gestri - ma che fino a ora hanno prodotto risultati molto relativi».  Soddisfatto il sindaco Cenni che più volte in questo anno e mezzo ha sottolineato come «l'illegalità cinese diventata sistema non si può essere affrontata e risolta solo da Prato».  «Finalmente - è il commento - potremo fare riferimento ad un unico organismo che provvederà in caso di organici insufficienti a integrarli. Il coordinamento - ha concluso - mi dà una garanzia in più che il governo possa essere coinvolto direttamente nelle necessità della città».

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