Sicurezza
All'integrazione ci pensano cinque ministeri
Paolo Nencioni e Cristina Orsini
Sindaco, prefetto e presidente della Provincia convocati da Maroni al Viminale: «Sono importanti sia il bastone che la carota»
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PRATO. Cinque ministeri: Interni, Sviluppo economico, Lavoro, Economia e Finanze, per Prato. Ieri al Viminale è nata una “task force” che si occuperà di coordinare gli interventi di controllo e le politiche di integrazione della comunità cinese di Prato. Nella cabina di regia - ha spiegato il ministro degli Interni Maroni - siederà il sottosegretario Alfredo Mantovano cui spetterà il compito della sintesi. Il “caso Prato”, un territorio particolare che convive con trentamila cinesi (la comunità più vasta in Europa dopo quella di Parigi) che fanno marciare un “distretto parallelo” delle confezioni come un treno ma spesso nella piena illegalità, passa sotto il controllo di Roma.
La creazione del coordinamento interministeriale, al quale parteciperanno rappresentanti dei ministero ma anche la Dogana e gli uffici centrali dell’Agenzie delle entrate, è stata ufficializzata ieri in una riunione al Viminale alla quale hanno partecipato anche il prefetto di Prato Maria Guja Federico, il sindaco Roberto Cenni e il presidente della Provincia Lamberto Gestri. Alcuni principi di fondo sul modus operandi del coordinamento sono stati tracciati dal ministro degli Interni: in primo luogo l’esigenza di risanare le sacche di illegalità presenti nella comunità cinese per procedere, con risultati, alla fase di integrazione. La novità sta nel fatto che la “politica della carota” è stata giudicata necessaria e importante tanto quanto quella del “bastone”. Altro punto messo in chiaro dal ministro Maroni è che non ci saranno azioni mirate all’espulsione della comunità cinese dalla città. Secondo il sindaco Cenni il coordinamento «sarà una garanzia in più per ricevere dal governo le attenzioni necessrie al territorio».
Per il presidente Gestri: «Si apre finalmente una prospettiva efficace per froteggiare l’illegalità e favorire l’emersione». Sitauzione tesa, invece, tra la Prefettura e il Comune sul fronte della recente ordinanza con la quale il sindaco Cenni ha imposto una sorta di coprifuoco agli esercizi pubblici di una parte di Chinatown disponendo la chiusura dei locali non oltre la mezzanotte. In occasione dell’ultima riunione del Comitato per l’ordine pubblico il prefetto Guia Federico ha avuto un colloquio con l’assessore alla sicurezza Aldo Milone e ha fatto alcune osservazioni critiche sull’ordinanza del “coprifuoco”. In particolare, secondo l’interpretazione della Prefettura, il provvedimento avrebbe dovuto essere preso ai sensi dell’articolo che regola le cosiddette ordinanze «contingibili e urgenti», mentre il Comune l’ha adottato ai sensi dell’articolo generale sulle competenze del sindaco. Semplici formalismi giuridici? Non proprio. La differenza tra i due articoli, è che quello utilizzato dal Comune consente di fare provvedimenti a discrezione della giunta e senza limiti temporali, mentre l’altro impone che l’ordinanza sia motivata e abbia limiti temporali precisi.
La creazione del coordinamento interministeriale, al quale parteciperanno rappresentanti dei ministero ma anche la Dogana e gli uffici centrali dell’Agenzie delle entrate, è stata ufficializzata ieri in una riunione al Viminale alla quale hanno partecipato anche il prefetto di Prato Maria Guja Federico, il sindaco Roberto Cenni e il presidente della Provincia Lamberto Gestri. Alcuni principi di fondo sul modus operandi del coordinamento sono stati tracciati dal ministro degli Interni: in primo luogo l’esigenza di risanare le sacche di illegalità presenti nella comunità cinese per procedere, con risultati, alla fase di integrazione. La novità sta nel fatto che la “politica della carota” è stata giudicata necessaria e importante tanto quanto quella del “bastone”. Altro punto messo in chiaro dal ministro Maroni è che non ci saranno azioni mirate all’espulsione della comunità cinese dalla città. Secondo il sindaco Cenni il coordinamento «sarà una garanzia in più per ricevere dal governo le attenzioni necessrie al territorio».
Per il presidente Gestri: «Si apre finalmente una prospettiva efficace per froteggiare l’illegalità e favorire l’emersione». Sitauzione tesa, invece, tra la Prefettura e il Comune sul fronte della recente ordinanza con la quale il sindaco Cenni ha imposto una sorta di coprifuoco agli esercizi pubblici di una parte di Chinatown disponendo la chiusura dei locali non oltre la mezzanotte. In occasione dell’ultima riunione del Comitato per l’ordine pubblico il prefetto Guia Federico ha avuto un colloquio con l’assessore alla sicurezza Aldo Milone e ha fatto alcune osservazioni critiche sull’ordinanza del “coprifuoco”. In particolare, secondo l’interpretazione della Prefettura, il provvedimento avrebbe dovuto essere preso ai sensi dell’articolo che regola le cosiddette ordinanze «contingibili e urgenti», mentre il Comune l’ha adottato ai sensi dell’articolo generale sulle competenze del sindaco. Semplici formalismi giuridici? Non proprio. La differenza tra i due articoli, è che quello utilizzato dal Comune consente di fare provvedimenti a discrezione della giunta e senza limiti temporali, mentre l’altro impone che l’ordinanza sia motivata e abbia limiti temporali precisi.
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