Sicurezza
Come è andato il primo giorno alle elementari Mascagni
Tanti stranieri come compagni ma i primi assenti sono i cinesi
Barbara Burzi
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PRATO. E' suonata la campanella del primo giorno di scuola per i bambini iscritti alle elementari Mascagni di San Paolo. Qui il fenomeno dell'elevata concentrazione di alunni stranieri per classe è più spiccato che altrove. Specie nelle due sezioni di prima, dove si supera ampiamente il tetto massimo del 30% stabilito dal Ministero: su 40 iscritti solo 14 sono italiani. Per questo motivo nei giorni scorsi i genitori di due bambini italiani sono arrivati addirittura a cancellare l'iscrizione. Un episodio di cui si discuteva anche ieri mattina all'uscita della scuola. «Anch'io sono rimasta scioccata dal numero di compagni di classe di mia figlia con cognome straniero - commenta la signora Martina Mazzarisi, mamma di Alessia iscritta in prima B - sono tutti cinesi, ma se parlano la lingua e le maestre si dimostrano capaci di gestire la situazione, non dovrebbero esserci problemi. Anche sua sorella aveva una decina di compagni stranieri in classe, eppure non ha mai avuto difficoltà». «In classe di mia figlia - interviene la signora Silvia Capraro, mamma di una bimba iscritta in prima - su 20 alunni solo 7 sono italiani e non ho nessuna intenzione di spostarla da un'altra parte se vedo che apprende normalmente. Tanto, a Prato è così dappertutto...». Quello dell'elevata incidenza di alunni stranieri per classe è infatti un fenomeno che riguarda tutte le scuole del territorio. I numeri forniti dalla Provincia parlano di un totale di 6.036 alunni stranieri (di cui il 43% cinesi) con un'incidenza del 18,1% sulla popolazione scolastica complessiva. Di questo fenomeno la Mascagni è sicuramente uno degli esempi più rappresentativi per via della vicinanza con la Chinatown pratese. Tuttavia, per l'assessore comunale all'Istruzione Rita Pieri «non si può parlare di sforamento del tetto in quanto la norma prevede che si possa superare il limite del 30% in caso di alunni stranieri nati in Italia o in possesso di abililità linguistiche». «Stiamo lavorando per raggiungere l'obiettivo - precisa - nel rispetto delle famiglie italiane che temono per l'apprendimento dei loro figli». Servirà potenziare anche l'informazione visti i numerosi banchi rimasti vuoti il primo giorno di scuola. «In prima B - racconta Claudio Villareale - mancavano 7 bambini ed erano tutti cinesi. Complessivamente sarebbero 13, ma così si contribuisce a fare delle classi ghetto riducendo le possibilità d'integrazione». Sette alunni cinesi assenti anche nell'altra prima e due in 3 B. Qui il problema della disinformazione è particolarmente sentito: «Le faccio un esempio - spiega Raffaella Sellitto, maestra di matematica - questa mattina uno dei miei alunni cinesi si è presentato col cestino del pranzo nonostante il cartello che avvisa che il tempo pieno comincerà lunedì prossimo».
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