Sicurezza
Lorenzi: non bastano i negozi sempre aperti per rilanciare il centro
Cristina Orsini
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PRATO. «Non nascondo che sono moltissime le perplessità dei nostri associati sulla richiesta fatta dall'assessore Roberto Caverni di tenere aperti i negozi tutte le domeniche a partire dal 1º gennaio». Aldo Lorenzi, direttore Confesercenti, è reduce da un'assemblea degli associati. Sul tavolo il rilancio del commercio in centro storico. Pare di capire che le aperture domenicali siano il punto qualificante del progetto che il Comune ha per aiutare i commercianti. «Siamo solo ai preliminari perchè è una decisione sulla quale bisogna riflettere e che soprattutto va concertata». Confesercenti ha una proposta alternativa? «Noi crediamo ci sia bisogno di un rilancio complessivo della città. Non è che tenendo aperti i negozi nel centro storico si possano attirare chissà quali investimenti da fuori o aspettarsi chissà quale affluenza di cittadini. I negozi aperti da soli non bastano». Cosa occorre, quindi? «Occorrono, contestualmente alle aperture dei negozi, azioni concrete da parte del Comune sul fronte della comunicazione, per informare che la città è aperta. E c'è bisogno di organizzare eventi perchè il centro diventi attrattivo. Insomma, c'è necessità di un progetto complessivo che coinvolga bar e ristoranti, che devono restare aperti anche loro, musei, palazzi storici da visitare e spettacoli per attrarre. Per capirci: i negozianti, se lo decidono perchè le aperture straordinarie (da 19 a 22 ndr) restano facoltative, partecipano al rilancio tirando su il bandone e lavorando. E il Comune come partecipa?» E' d'accordo sulla necessità di arricchire l'offerta in centro facendo arrivare nuovi marchi? «Bene se arrivano investimenti, ma credo sia più importante consolidare quelli che ci sono già. E ancora meglio sarebbe fare qualcosa per evitare nuove chiusure. I negozi sfitti in centro sono tanti, troppi. Ci sono strade intere desertificate che diventano preda, come accade dappertutto e ovviamente anche a Prato, del degrado. Parlo di spaccio e prostituzione. Il primo problema da porsi è come fare rialzare le saracinesche abbassate». Provi a dirlo lei. «Proposte ne abbiamo fatte. Riguardano il settore degli affitti e in particolare quella parte di competenza del Comune. In altre parole abbiamo suggerito all'amministrazione come poter innescare meccanismi di premio o punitivi, a seconda dei casi, per quei proprietari di fondi che affittano o che invece li tengono vuoti. Basta lavorare sull'Ici: agevolando chi affitta e stangando chi invece non lo fa. E' una delle strade percorribili». La risposta qual'è stata? «Non c'è stata risposta. C'è anche la convizione che riaprendo le strade del centro alle auto, la situazione possa milgiorare. «Dopo un anno di riapertura di strade al traffico non mi risulta che le attività economiche abbiano incrementato i fatturati. Fu una facile previsione la nostra. Da migliorare è l'accessibilità del centro, ma lavorando sui parcheggi. Che devono essere ben collegati, sia dentro, sia fuori le mura e con tariffe agevolate. Non bastano i parcheggi gratis la domenica, ma servono tariffe incentivate tutti i giorni. Credo che l'accordo del 2008 sia da riprendere e da migliorare. Ma soprattutto Confesercenti è convinta sia arrivata l'ora di una riflessione più ampia». Che intende? «Che c'è bisogno di interventi strutturali su tutto il centro storico se davvero si vuole farlo tornare a vivere. A partire dalla piazza-immagine di Prato - piazza Mercatale - che oggi è l'esempio di ciò che si deve cambiare. L'ordine degli ingegneri ha presentato al Comune un progetto un anno e mezzo fa, è un progetto che Confesercenti sposa in pieno, ma del quale non si sa più nulla». Cosa prevede? «In sintesi, di riportare la piazza a quello che era: ripristinando l'ovale del Valentini, senza boschetto e senza auto». Che si aspetta dall'amministrazione comunale? «Maggiore coinvolgimento. Di essere informati sulle iniziative preventivamente ma anche di poterle discutere assieme. Pratica che invece oggi mi pare in disuso. Sul provvedimento di chiusura degli esercizi in un'intera area della città ci è solo arrivata l'ordinanza il giorno nel quale è entrata in vigore. E' un metodo che viene usato troppo spesso e che crea problemi seri di relazioni tra il Comune e le associazioni di categoria. C'è bisogno di equilibrio e di buon senso».
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