Il Tirreno

Prato

LA POLEMICA SULL'8 SETTEMBRE

Andrea Barducci   presidente Provincia di Firenze

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CORTEGGIO/1 L'antidoto alla xenofobia è far rispettare le leggi  La sinistra pratese che oggi bacchetta Cenni non può permettersi di dare lezioni di integrazione a nessuno, perché - con le sue politiche sbagliate - è l'unica vera responsabile dell'emergenza immigrazione in cui è sprofondata la città, a cui dovrebbe chiedere scusa. Certo, Prato è cambiata e bisogna prenderne atto, ma solo in base a un nuovo patto di convivenza basato prima di tutto sul rispetto della legalità e non sull'astuzia di chi pretende una totale apertura di credito senza dare in cambio nulla. E' paradossale (e offensivo) ascoltare le sentenze di improbabili soloni che tentano di rovesciare sugli imprenditori pratesi tutta la colpa del lavoro nero cinese, perché le comunità cinesi ovunque si insediano creano sempre un universo socialmente ed economicamente chiuso ed autonomo, che non rispetta le regole. Se a Prato oggi c'è la seconda comunità cinese in Europa dopo Parigi, e se i cittadini hanno detto basta, complice la gravissima crisi del tessile, la responsabilità è solo di chi l'ha male amministrata e non ha saputo gestire l'immigrazione. Il caso esploso al Corteggio storico è stato solo un incidente cercato dal presidente Gestri, che ha sbagliato due volte: prima mettendo il sindaco di fronte al fatto compiuto, poi boicottando la mediazione del prefetto che aveva comunque consentito agli ospiti della Provincia di sfilare. Chi accusa il centrodestra di alimentare la xenofobia, dunque, lo fa solo per cattiva coscienza. Far rispettare leggi e regole a tutti è infatti il primo antidoto al nascere della xenofobia. Riccardo Mazzoni coordinatore del Pdl CORTEGGIO/2 Solo le istituzioni religiose portano avanti l'integrazione  Io sono nato a Prato, nel 1966, da genitori meridionali, e anche se talvolta, tra il serio e il faceto, mi viene ricordato che sono un "terrone", considero i pratesi gente straordinaria, laboriosa, che da nulla ha costruito una rete industriale con il contributo di immigrati dal sud, albanesi, marocchini, romeni, pachistani, cinesi. Oggi tra i pratesi serpeggia sempre più insistemente una diffidenza verso lo straniero, che talvolta si trasforma in odio. In una città che ospita centodue etnie differenti, serve una seria e concreta spinta di integrazione, che - a dire il vero - soltanto le istituzioni religiose portano avanti con serietà e coerenza. Auspico che l'incidente diplomatico dell'8 settembre porti tutti a una profonda riflessione. Antonio Di Furia CORTEGGIO/3 Il "bene comune" non è esasperare le divisioni  Quando il presidente della Provincia ha fatto la proposta alla città di apertura del Corteggio ai rappresentanti delle comunità dei migranti presenti a Prato, a me è sembrata una buona idea, per dare continuità in modo costruttivo non solo al dialogo o all'integrazione tra comunità ma anche per offrire l'opportunità di condividere la tradizione pratese rappresentata da questa festa. Il "civico" sindaco di Prato nel suo recente discorso a Figline ha affermato che "la politica deve avere l'ambizione di rappresentare: il bene comune della collettività". Ma leggendo in questi giorni i commenti sul web e sulla stampa, tra i tanti è comparso quello inquietante che viene da un rappresentante delle istituzioni come l'assessore comunale Milone che dice: "Il Presidente e la giunta provinciale non hanno partecipato alla festa cittadina perché pretendeva la presenza di cinesi mafiosi al corteggio storico...". A questo punto, chiedo al sindaco e ai collaboratori con cui governa il Comune, quale sia per loro il concetto di "bene comune". Continuare a rispondere a questo clima di intolleranza esasperando le divisioni tra le comunità? Questo non è il modo per affrontare i problemi, anzi questa giunta comunale ne crea sempre di più. Suggerisco dunque che si costruiscano le modalità politiche e istituzionali per arrivare al prossimo Corteggio con un dibattito e una scelta che sia all'altezza di Prato. E magari facciamo anche un passo avanti nell'ormai inutile diatriba che chiede se il sindaco sia più o meno civico. Poiché, almeno in questa occasione, ci ha dimostrato di non esserlo. Fabio Rossi capogruppo Pd Provincia CORTEGGIO/4 Un offesa ai valori di civiltà e religione  La scelta del sindaco di vietare il Corteggio storico ad una rappresentanza degli immigrati, offende sia i valori di civiltà che il senso religioso che sono racchiusi nella festa pratese e nel culto della Madonna della Cintola. Quello del presidente Gestri è stato un gesto simbolico che è servito a marcare la distanza da una decisione assurda presa dal sindaco. Una decisione che, al di là delle considerazioni di carattere sociale e politico, finisce per non rispettare neanche quell'incrocio di valori laici e religiosi che vengono simbolicamente rappresentati dalle tre chiavi che aprono lo scrigno della Sacra Cintola. Paradossalmente la tradizionale celebrazione della Sacra Cintola da parte dei pratesi è proprio il risultato dell'incontro tra due mondi diversi: quello occidentale e quello mediorientale. E' anche il frutto dell'incontro tra due persone diverse: quello che, secondo la leggenda, sarebbe avvenuto a Gerusalemme tra il mercante pratese Michele Dagomari e la giovane Maria, figlia di un sacerdote di rito orientale. Ecco perché il divieto imposto oggi dal sindaco nei confronti degli immigrati appare un assurdo storico anche nei confronti della stessa tradizione popolare.

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