Finanza
Scatta il coprifuoco a Chinatown
Maria Lardara
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Un negozio della Chinatown Ma sono in pochi a saperlo. Primi controlli ieri notte
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PRATO. Si salva solo chi legge i quotidiani in italiano o si informa su internet sul forum di Associna, dove l'ordinanza che impone il coprifuoco a mezzanotte per i locali su un pezzo di Chinatown, circola e fa discutere. Per il resto, il primo ristoratore cinese che da oggi in poi non abbasserà la saracinesca prima dell'ora X, sarà passibile di multa da parte dei vigili urbani. E gli toccherà scucire dai 450 a 500 euro per aver violato il provvedimento firmato dal sindaco il 7 settembre ed entrato in vigore ieri notte. Al massimo una tolleranza di 48 ore ma, come fa sapere l'assessore alla Sicurezza Aldo Milone, «già da questa sera (ieri per chi ci legge, ndr) le pattuglie controlleranno la zona, finché nel giro di due giorni saranno operativi nell'applicare la disposizione». C'è da scommetterci che, a quel punto, potrebbe fioccare una bella valanga di multe, con il titolare dagli occhi a mandorla del bar o ristorante (nonché di una rosticceria, pasticceria, gelateria o sala giochi) che cascherà dalle nuvole. Quanti saranno, infatti, i cinese che navigheranno sul sito del Comune o andranno a dare un'occhiata all'albo pretorio per documentarsi? Come fanno notare i meglio informati della comunità cinese, appena arriveranno le prime multe s'innescherà il passaparola. E il Comune che sforzi ha fatto per la diffondere l'ordinanza? «Oltre alla pubblicazione sul sito - chiarisce Milone - abbiamo diramato l'informazione alle associazioni di categoria. Ormai se ne parla da giorni. Mi auguro che le seconde generazioni che parlano bene l'italiano si facciano da portavoce verso i genitori». Si scordino dunque i cinesi una campagna di divulgazione tradotta nella loro lingua di questo provvedimento. Che - ricordiamo -sulla carta non chiama in causa le attività degli orientali, ma di fatto è cucito a misura loro perché il perimetro del Macrolotto zero, ricavato da una rigida mappatura delle strade che rendono macchinosa l'ordinanza (anche per chi deve farla rispettare), è quello dove tali esercizi si concentrano: fra queste, via Pistoiese, via Filzi, via Marini, via da Filicaia (dall'incrocio con via Rossi fino a quello con via Strozzi: il ristorante italiano "Antichi Sapori" in pratica è "salvo"), via Marini, via Erbosa, via Zipoli, via Donizetti e via Rossini. Il motivo di questa decisione - si legge nell'ordinanza - sta nella volontà di «contemperare l'esercizio delle attività economiche e i diritti dei cittadini alla quiete e al riposo». Tutto questo quando un ristorante pratese può chiudere regolarmente tra l'una e le due. «Secondo la normativa regionale - spiega Gianluca Niccolai, direttore dell'Unione commercianti - i pubblici esercizi hanno un limite massimo di 22 ore di apertura. Al di là delle culture diverse, il vero problema è la mancanza d'informazione. Dal non far nulla per tanti anni si passa alla repressione, senza vie di mezzo. Temo che l'andare a toccare attività commerciali che comunque sono emerse possa avere delle conseguenze. Giusto regolamentare, ma non bisogna fare tornare queste imprese nell'oscurità o nel sommerso».
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