Il Tirreno

Prato

«Quei cinesi sono mafiosi»

Ilenia Reali
«Quei cinesi sono mafiosi»

Facebook prende la mano a Milone che accusa la delegazione orientale

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 PRATO. La polemica si è fatta rovente. L'assenza dei rappresentanti delle comunità straniere e degli amministratori della Provincia ha sollevato un polverone: battute, ironie, dibattiti, spiegazioni. E' stato l'argomento del giorno: dai negozi al web. E anche l'assessore comunale alla sicurezza Aldo Milone ha scelto il computer. Dal suo profilo Facebook ha sottolineato che il presidente della Provincia pretendeva la presenza al Corteggio «di mafiosi cinesi». Una colossale scivolata.  La delegazione con cui la Provincia voleva sfilare era formata da 25 rappresentanti delle comunità straniere. Di questi sei erano cinesi. L'elenco era formato da Chen Wei Feng, Ye Huiming (Matteo Ye), Zhou Zhen Xing, Ji ShuangJun, Xu Qiulin. A questi erano poi stati aggiunti l'imprenditore Gabriele Zhang e il presidente onorario di Associna Marco Wong.  Una lista che, almeno a quanto è dato sapere, non contiene mafiosi.  Una delle prime prese di posizione sul web è stata di Marco Wong che ieri era in piazza Duomo. «Ho rilevato sul web che se Milone sa qualcosa su uno di noi - riferisce - anziché scriverlo su facebook faccia la denuncia alle autorità competenti. Io credo che questa se la poteva proprio risparmiare e non credevo si potesse arrivare a questo livello di polemica. Come presidente dell'associazione Associna vorrei però abbassare i toni: non è interesse di nessuno scontarci così. A me quanto è successo dispiace molto e spero che non ci siano conseguenze nei rapporti tra le due comunità».  In difficoltà ieri l'assessore Milone che nel comunicato stampa ufficiale non fa cenno a quanto scritto su Facebook e che a telefono, sentiti i nomi di quella che doveva essere la delegazione, fa un passo indietro. «Mi era stato detto che avrebbero partecipato altre due persone indagate nella recente operazione sul riciclaggio e l'esportazione di capitale in Cina. Quei nomi sulla lista che mi avete letto non ci sono: di queste persone non avrei assolutamente potuto dire niente. Non avevo letto i nomi della delegazione ufficiale».  Ma, senza una certezza, a cosa poteva servire quel messaggio su Facebook? Milone si infervora. «Con tutti i dibattiti che si possono fare si deve andare a vedere quello che ho scritto su Facebook? Avevo notizie sbagliate».  Nel comunicato Milone attacca invece Gestri sul fatto che non ha rispettato l'accordo fatto con il prefetto di Prato e di quando «cinque, sei anni fa appoggiava incondizionatamente la mia battaglia contro l'illegalità cinese». E poi chiede conto di quanti siano coloro che con la sua politica ha fatto emergere dall'illegalità.  «Chiedo al sindaco - scrive Massimo Carlesi, capogruppo del Pd in consiglio - di prendere immediatamente le distanze o di confermare quanto l'assessore Milone ha dichiarato su Facebook. Se Milone sa qualcosa sugli ospiti del presidente della Provincia lo dica. Altrimenti eviti di gettare benzina sul fuoco e di ergersi ad assessore all'insicurezza, in nome della platea razzista econ gli occhi foderati di prosciutto che lo sostiene. Le dichiarazione rese su internet dall'assessore, e sorvolo sui commenti, rappresentano un reale pericolo per l'ordine pubblico e per la già fragile tenuta sociale cittadina».

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